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Abarth 500 C … come Ribot

Abarth 500 C … come Ribot

Abarth 500 C, la prima a cielo aperto dai tempi della Fiat 124 Abarth Rally; rappresenta un’ennesima sfida tecnologica. Obiettivo: prestazioni e sicurezza!!!

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La presenza sul mercato della Abarth 500 C (c sta per cabriolet) salutata con interesse dai nostalgici della marca e non solo, sollecita alcune riflessioni sulla sua storia: è la prima vettura dello Scorpione a cielo aperto dai tempi della Fiat 124 Abarth Rally; rappresenta l’ennesima sfida tecnologica contro le leggi della fisica (e della meccanica) con l’obiettivo dichiarato di raggiungere l’eccellenza in termini di prestazioni e di sicurezza.

Vera la premessa, la Abarth 500 C alimenta ulteriori riflessioni non tanto per la presenza della capote a scorrimento elettrico che le consente di proporsi sul mercato come cabriolet - titolo parzialmente improprio per la presenza dei due montanti che la sorreggono - ma per la vocazione originaria di vettura al top della sua categoria. In grado di sorprendere proprio per le sue elevate prestazioni stradali ottenibili - lo evidenziamo - in tutta sicurezza. Una sfida iniziata negli anni ‘50 grazie alle intuizioni creative di Carlo Abarth. Rilevante il suo contributo tecnologico a favore dello sport dei motori documentato in gran parte dalla produzione di accessori e di kit per l’elaborazione e la realizzazione delle prime piccole sportive: la Fiat 750 GT derivazione della mitica 600 – correva l’anno 1955 - seguita nel 1958 dalla 500 Abarth. Entrambe rivelatesi propedeutiche per una generazione di giovani automobilisti. Alcuni dei quali diventati, in seguito, professionisti del volante alla guida di macchine di categoria superiore.

Perché non chiamarla Ribot?
Per i suddetti motivi, la nuova 500 Abarth C, si sarebbe potuta chiamata Ribot, il campione di galoppo che proprio negli anni in cui le piccole Fiat elaborate da Carlo Abarth mietevano successi, umiliava tutti gli avversari facendo propri i 16 gran premi ippici più prestigiosi, nazionali e internazionali. Ritirandosi dalle corse imbattuto. Tale paragone, più che mai calzante, nasce dal confronto tra la “piccola cattiva” dell’epoca vincente, e la versione attuale, anche se totalmente diversa nel concept e più grintosa dal punto di vista prestazionale, nella tradizione delle vetture contraddistinte con il marchio dello Scorpione. A partire dalla sua accelerazione: da 0 a 100 km/h in 8,1 secondi. Giusto per dare un primo assaggio. Ma anche più tecnologica. Si pensi soltanto alla sicurezza attiva e passiva presente oggigiorno su tutte le vetture, per la verità imposte dalle norme sulla mobilità ignorate a quei tempi.

Cavalli al tondino
Come sanno coloro che seguono le corse di galoppo, il tondino è il punto di raccolta dei purosangue prima di entrare in pista. Per gli osservatori e per gli scommettitori è questo il momento più emozionante. È lì che l’occhio dell’esperto può farsi un’idea sulla forma dei singoli cavalli, ammirando nei dettagli la loro affascinante struttura. In tali circostanze la tensione che si respira ricorda la griglia di partenza di un Gran Premio di Formula 1. Naturalmente vincerà il migliore, il purosangue più generoso e meglio condotto dal fantino. Tutto ciò per anticipare che di cavalli ce ne sono ben 140 nell’ultima versione del propulsore 1.4 16V Turbo T- Jet della nostra Abarth 500 C, allocato nella parte anteriore della vettura. E ancora, nello specifico, per rilevare a botta calda, pregi e difetti del nostro purosangue a quattro ruote riportati di seguito: estetica, attagliata alla sua vocazione corsaiola, da “pronti,Via” come si addice a una “cattiva” doc. Abitacolo, troppo borghese, sedili avvolgenti, troppo poco sportivi. Altrettanto dicasi del volante la cui impugnatura ricorda quella delle berline di categoria medio alta. All’epoca, le vetture sportive montavano i volanti Nardi, quelli classici a tre razze in alluminio, rivestiti di legno. Tutta un'altra impugnatura. Rifiniture, qualche sbavatura, peccati veniali, che si dissolvono con il sound del motore.

Pronti? Via!
A bordo le differenze con le Abarth del passato appaiono ancora più evidenti: l’abitacolo è meno spartano, per certi aspetti perfino lezioso, comodi i sedili avvolgenti. Eleganza e sportività si completano. Non è roba per tamarri. Sobrio il cruscotto e il quadro degli strumenti, accorpato graficamente in modo concentrico: la parte più esterna indica la velocità, quella interna i giri del motore. Nel centro il display segna l’innesto progressivo delle marce. Alla sinistra del quadro si colloca il misuratore della pressione del turbo, che non supera mai 1,2 bar. Ben diverse le misure, ovvio, attorno alle quali ha preso forma la linea dell’Abarth 500 C attuale. Caratterizzata da un assetto ribassato e dalle ruote in lega da 16 o 17 pollici gommati, rispettivamente, 195/45 o 205/40 che enfatizzano ulteriormente la sua natura sportiva di “cattiva” doc. Inalterata invece la filosofia del sound del motore che per vetture di questo tipo rappresenta un valore aggiunto (anche l’orecchio vuole la sua parte). Tipico della tradizione Abarth e in questo caso, garantito nelle due modalità di guida: in automatico o in manuale utilizzando le palette solidali al volante. Completano gli strumenti di bordo i pulsanti di assistenza alla guida disposti sulla consolle centrale, a portata di mano. Sono 4, contrassegnati dai seguenti simboli: il numero 1 indica la prima marcia avanti, la lettera N la posizione di “folle”, la lettera R la retromarcia: mentre il pulsante di sinistra A/M attiva la guida più “disinvolta”, favorita dalla rapidità delle cambiate e dalla presenza del Torque Transfer Control (TTC) per il trasferimento della coppia in modo equilibrato alle ruote motrici. Dulcis in fundo, la vettura dispone di servosterzo elettrico “dual drive” con funzione Sport. La goduria è assicurata, credeteci. Il borbottìo del quattro cilindri Fiat quando si sale di rapporto con il veloce cambio in manuale invita a non alzare mai il piede dall’acceleratore.




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