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Audi A3, e sono tre...

Audi A3, e sono tre...

Sedici anni di carriera, 3 milioni di veicoli venduti, 3 porte, 3 allestimenti , 3 serie di automobili “mito“. Un’A3 ora affiancata anche dalla sorella a 5 porte “Sportback”

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Audi A3, e sono tre. Sedici anni di carriera, tre milioni di copie vendute e due generazioni di modelli già alle spalle, i totem ai quali è votata la terza edizione della compatta “premium” per eccellenza, vero e proprio archetipo di una filosofia di vita che, di ogni esempio di lusso a tre porte oggi in commercio, può a ben diritto rivendicare la paternità. Tra una selva di cifre (una statistica più lusinghiera dell’altra), sembra dunque appartenere al “3” la carica simbolica maggiore: 3 porte, 3 allestimenti (per la verità 3 classici – Attraction, Ambition e Ambiente - e uno - Young Edition - di accesso), 3 serie di automobili “mito“ che, come in una perfetta trilogia, dopo anni dalle origini, chiudono il cerchio. Anzi – data la natura del marchio in questione - l”Anello”. Un’A3, quella sul mercato dall’autunno scorso e ora affiancata anche dalla sorella a 5 porte “Sportback”, che a differenza delle antenate, si vede inoltre sottrarre l’onere e l’onore di “entry level” di gamma Audi, etichetta che da un paio di stagioni spetta alla sfiziosissima A1. Sarà anche per questo che a Ingolstadt, nel programmare la propria arma automatica di contrasto alle avversarie di segmento C-Luxury, hanno intenzionalmente alzato l’asticella dinamica, tecnologica e - inevitabilmente - anche (anti)economica. Si parte da quota 24.850 euro (1.2 TFSI), ma oltrepassare i 30.000 euro è un gioco da ragazzi.

Golf per “ricchi”
È in configurazione 2.0 TDI 150 CV Ambition, la A3 che Audi Italia concede per la nostra prova verità: non a caso, il connubio motore/versione è quello tradizionalmente più gettonato dall’affezionata (e facoltosa) clientela nazionale. Una volta in moto, capiremo anche il perché. Qualche appunto, intanto, sull’impatto estetico: non che sia uscita dal Centro stile rivoltata come un guanto, la A3 2012. Tuttavia gli interventi di facciata, per quanto delicati, sono percepibili anche senza lente d’ingrandimento alla mano. E in fondo, il progresso risiede in un fattore inaccessibile all’occhio del passante come il pianale: la nuova due volumi bavarese è infatti il primo prodotto del Gruppo Volkswagen a posarsi sulla piattaforma modulare MQB, rampa di lancio in futuro di qualcosa come altri 40 modelli. Prima a seguirne le orme la Golf VII, storico “alter ego” infragruppo della “nobile” A3 declinato in chiave (leggermente) più popolare.

L’ultraleggero spicca il volo
Ma è nel trattamento del metallo, che il know how degli ingegneri dei Quattro Anelli sta ultimamente riscrivendo i record di categoria: l’adozione della tecnologia ASF (Audi Space Frame) nella fabbricazione della carrozzeria, elemento in cui trovano impiego diversi materiali (fra i quali acciaio high-tech forgiato a caldo ed alluminio, come per cofano e passaruota), ha permesso un risparmio di peso che nei confronti della seconda generazione giunge a toccare gli 80 kg (12,8 quintali la 2.0 TDI). La struttura ultraleggera è il vero piatto forte dell’A3, e i suoi effetti si manifestano tanto in termini di agilità di guida, quanto nel minor spreco di carburante. Il lato artistico chiede comunque la sua parte: rispetto al passato i montanti si inclinano ancor più in senso orizzontale, mentre i fari assumono un’espressione criptica, socchiusa, come a voler alimentare il clima di mistero che annebbia la vera anima della vettura. È il parallelismo dei fendenti che solcano le lamiere da Nord a Sud, il motivo guida dell’esperienza visiva: sul cofano motore come ai lati. Il trapezio rovesciato della proverbiale calandra “single frame” resta lì dov’è, le fiancate subiscono decisi colpi di incudine e martello alla base della portiera e alle soglie dei vetri, il lato B fa spazio infine a un disegno tridimensionale che all’immagine complessiva non nuoce affatto.

Senza l’MMI, sono guai
Ma dell’involucro che protegge guidatore e passeggeri è forse il verso opposto, quello che si affaccia all’interno dell’abitacolo, il più sensibile ai cambiamenti. Quale che sia l’allestimento prescelto, il microcosmo interno è un tripudio di pelle, alcantara, alluminio, buoni odori e piacevoli sensazioni tattili. Già, sull’A3 la qualità Audi si tocca con mano e penetra in ogni particolare, anche quello apparentemente più insignificante. E allora anche regolare altezza e profondità del volante, grazie al mix di resistenza e scorrevolezza offerto dal piantone ai nostri muscoli, diventa un autentico piacere. Così come sollevare il coperchio del pozzetto portaoggetti ricavato tra un sedile e l’altro: meccanismo ad apertura progressiva che invita a trattare col dovuto rispetto anche un semplice appoggia gomito. E poi portiere, pomello cambio, leve manuali di modulazione sedili, cassetto lato passeggero, manopola Audi MMI: ogni inserto rispecchia la grazia e la perizia col quale è stato concepito e assemblato. Una concorrenza degna di questo nome, la trendy berlina teutonica la incontra a malapena in patria. Che dire, infine, della soluzione “concentrica” pensata per le sferiche bocchette di ventilazione? O dello schermo ultrapiatto a scomparsa (5,8”) del navigatore multifunzione che balza fuori dal cruscotto all’accendersi del quadro? Pura accademia. Delizie tuttavia riservate a chi possa permettersi di spendere un “trentello” pur rinunciando a 2 porte.




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