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Aumentati i pedaggi

Aumentati i pedaggi

I pedaggi delle autostrade sono rincarati del 3,3% a partire dal 1° gennaio 2011, per via delle convenzioni che legano i gestori allo Stato. E per di più, c’è anche un sovrapprezzo da dare all’Anas, il che porta l’aumento complessivo a una media del 7%.

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Non c’è nulla da fare e l’automobilista non può difendersi in nessun modo: i pedaggi autostradali rincarano a causa delle convenzioni che legano lo Stato (proprietario della rete, gestita attraverso l’Anas) alle varie concessionarie. Se queste dimostrano di aver fatto determinati investimenti, le tariffe salgono. Proprio come accaduto il 1° gennaio 2011.

Sono stati firmati, infatti, dai ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’Economia e delle Finanze, i Decreti previsti dalla normativa vigente, sulla base dell’istruttoria condotta dall’Anas. Che è il gestore della rete stradale ed autostradale italiana di interesse nazionale; una società per azioni il cui socio unico è il ministero dell’Economia ed è sottoposta al controllo ed alla vigilanza tecnica ed operativa del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

L’Anas, dopo aver effettuato i relativi controlli e verifiche (e qui non si può certo mettere in discussione la buona fede del gestore), ha proposto la misura degli adeguamenti delle tariffe autostradali applicabili dal prossimo anno, in attuazione dei vigenti atti convenzionali stipulati con le società concessionarie.

L’istruttoria ha tenuto conto per ciascuna concessionaria della relativa situazione giuridica, con particolare riferimento al rispetto degli impegni assunti dalle Società nonché agli investimenti realizzati e alle attività di manutenzione effettuate sulla rete.

Ecco gli adeguamenti, che talvolta non ci sono o sono al ribasso: Asti-Cuneo S.p.A. 0%; Ativa S.p.A. 6,86%; Autostrade per l’Italia S.p.A. 1,92%; Autostrada del Brennero S.p.A. 1,39%; Autovie Venete S.p.A. 13,58%; Brescia-Padova S.p.A. 7,08%; Consorzio Autostrade Siciliane 0%; CAV S.p.A. (A4 Venezia Padova, Tang. Ovest di Mestre e Racc. con aeroporto Marco Polo -1,%; Passante di Mestre -1,18%); Centropadane S.p.A. 0,8%; CISA S.p.A. 6,13%; Fiori S.p.A. 4,7%; Milano Serravalle Milano Tangenziali S.p.A. 1,53%; Tangenziale di Napoli S.p.A. 3,8%; RAV S.p.A. 14,15%; SALT S.p.A. 4,76%; SAT S.p.A. 4,08%; Autostrade Meridionali (SAM) S.p.A. -6,56%; SATAP Tronco A4 S.p.A. (Novara Est-Milano 12,95%; Torino-Novara Est 12,38%); SATAP Tronco A21 S.p.A. 9,83%; SAV S.p.A. 18,95%; SITAF S.p.A. (Barriera di Bruere 3,31%; Barriera di Avigliana 5,5%; Barriera di Salbertrand 5%); Torino-Savona S.p.A. 0,63%; Strada dei Parchi S.p.A. 8,14%.

Come avete letto su, ci sono picchi che sfiorano il 20%. La media è pari al 3,3%. Ma i guai per i portafogli di chi guida non finiscono qui. Ai sensi di un Decreto in materia di stabilizzazione finanziaria e competitività economica, convertito nella legge 30 luglio 2010, numero 122, con decorrenza 1° gennaio 2011, la misura dell’integrazione del canone annuo di concessione corrisposta direttamente all’Anas, è integrata di un importo, calcolato sulla percorrenza chilometrica, pari a 2 millesimi di euro a chilometro per le classi di pedaggio A e B e a 6 millesimi di euro a chilometro per le classi di pedaggio 3,4 e 5.

Tradotto, vuol dire che al 3,3% che entra nelle tasche delle società concessionarie, va aggiunta un’altra percentuale, una specie di tassa. Il totale medio fa grosso modo +7% sul 2010. Non un bel modo di iniziare il 2011.




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