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Aumenti Pedaggi Autostrada Bloccati

Aumenti Pedaggi Autostrada Bloccati

Il Consiglio di Stato respinge il ricorso dell’Anas contro la decisione del Tar di sospendere gli aumenti dei pedaggi autostradali. Niente rincari almeno fino alla sentenza definitiva della giustizia amministrativa. Che arriverà a fine settembre prossimo.

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La manovra economica di luglio (Legge 122) prevedeva l’aumento dei pedaggi autostradali in gestione Anas, ma le Province di Roma, Rieti e Pescara oltre a una cinquantina di comuni dell’hinterland della capitale erano ricorsi al Tar del Lazio per farli cancellare; ora l’"appello" dell’Anas al Consiglio di Stato non ha avuto effetto: aumenti sospesi, fino alla sentenza definitiva della giustizia amministrativa, che arriverà a fine settembre. E se il Consiglio di Stato si riferiva solo a Roma e a una cinquantina di Province, l’Anas decide che la sospensione (in vigore dal 4 agosto, ossia dalla decisione del Tar) continuerà a essere applicata su tutto il territorio nazionale. Insomma, niente rincari in tutta Italia, per ora.

Pietro Ciucci, il presidente dell’Anas (il gestore della rete stradale ed autostradale italiana di interesse nazionale; una società per azioni il cui socio unico è il Ministero dell’Economia ed è sottoposta al controllo ed alla vigilanza tecnica e operativa del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti), a seguito delle richieste di chiarimenti e precisazioni sull’ordinanza emessa dal Consiglio di Stato, ha così dichiarato: "L’ordinanza odierna del Consiglio di Stato conferma la precedente decisione del Tar del Lazio e del Tar del Piemonte di sospendere gli effetti della Legge 122 del 30 luglio 2010, riguardante il pedaggiamento forfettario di alcuni tratti della rete autostradale dell’Anas". Ogni decisione riguardante, invece, l’ipotizzato rimborso da parte di Anas dei pedaggi corrisposti durante il breve periodo di applicazione del Decreto legge sarà assunta quando la giustizia amministrativa si pronuncerà in via definitiva in merito al Decreto in discussione.

Ma questo al Codacons non basta. "È evidente come ora le maggiori somme pagate ai caselli debbano essere restituite agli automobilisti, altrimenti si configurerebbero veri e propri reati a danno degli utenti". Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, chiede al Governo di studiare meccanismi di rimborso automatico in favore di quei cittadini che, utilizzando le infrastrutture stradali, hanno subìto "ingiusti incrementi tariffari", ritenuti illegittimi sia dal Tar sia dal Consiglio di Stato.

E se non ci fossero i rimborsi? Il Codacons è pronto ad intentare una class action in favore degli automobilisti. Addirittra, dice Rienzi, "se il Governo decidesse di fare il furbo e di aggirare le disposizioni dei Tribunali mediante un apposito decreto legge, non esiteremo a far annullare il decreto dalla Corte costituzionale, e denunceremo alla Procura della Repubblica i ministri che voteranno a favore del decreto, per truffa aggravata e inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità".

Però ora mancheranno i soldi. Niente introito per l’Anas, che intendeva compensare le riduzioni di trasferimenti statali per manutenzione straordinaria e nuovi investimenti decise dalla manovra: 83 milioni di euro nel secondo semestre del 2010; e 200 milioni nel 2011.

Il Governo non ci sta. ’’Prendiamo atto - dice Roberto Castelli - che Tar e Consiglio di Stato si mettono a legiferare. Organismi del Paese che dovrebbero semplicemente verificare l’osservanza delle leggi si permettono di stravolgere impunemente gli atti del Governo". Poi un affondo durissimo: "Mi chiedo, ma soprattutto chiedo a tutti coloro i quali oggi intonano peana, a cominciare dal sindaco Alemanno, come possa un investitore straniero dotato di un minimo di buonsenso investire in un Paese in cui non si sa mai chi detta le regole e chi decide. La risposta è ovvia: basta leggere i dati. Siamo il fanalino di coda di tutta Europa". Con una chiusura amara: "Quelli che oggi cantano vittoria dovrebbero rendersi conto che questo è l’ennesimo caso in cui la nostra credibilità è stata venduta per un piatto di lenticchie".




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