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Autostrade, pedaggi più CARI

Autostrade, pedaggi più CARI

Rincarano le tariffe delle autostrade e all’altezza dei raccordi Anas. Così viaggiare in macchina diventa ancora più costoso di quanto già sia. Il meccanismo degli aumenti dei pedaggi pare infernale e senza freni: è tutto automatico e inesorabile.

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Dopo un lunghissimo susseguirsi di supposizioni e smentite, adesso è (purtroppo) ufficiale: dal 1° luglio decorrono le maggiorazioni tariffarie sull’intera rete autostradale a pedaggio. Lo prevede l’articolo 15 del Decreto legge 31 maggio 2010, numero 78.

Il meccanismo che mette in moto i rincari è terribilmente complicato, perché in ballo ci sono convenzioni con formule matematiche, accordi successivi alle convenzioni stesse, decreti legge e altre norme. Grosso modo, funziona così: lo Stato, proprietario delle autostrade, si avvale dell’Anas, il gestore della rete stradale e autostradale italiana di interesse nazionale (una società per azioni il cui socio unico è il Ministero dell’Economia, ed è sottoposta al controllo e alla vigilanza tecnica e operativa del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti).

E attraverso l’Anas lo Stato dà le autostrade in concessione ad aziende private: queste fanno profitti coi pedaggi ma corrispondono un canone all’Anas stessa. Se il canone sale, com’è successo in questi giorni, i pedaggi a loro volta diventano più cari: le maggiorazioni tariffarie non sono a beneficio delle società concessionarie.

Le misure di cui al citato decreto legge riguardano due rincari. Anzitutto, una maggiorazione tariffaria, al netto dell’Iva, su tutta la rete autostradale a pedaggio di un millesimo di euro a chilometro per le classi di pedaggio A e B (auto, moto, veicoli a due assi) e tre millesimi di euro a chilometro per i veicoli pesanti (classi 3, 4, e 5). Inoltre, una maggiorazione tariffaria forfetaria, sempre al netto dell’Iva, di un euro per le classi di pedaggio A e B e di due euro per quelle superiori (classe 3, 4 e 5) presso i caselli di esazione delle autostrade a pedaggio che si interconnettono con le autostrade e i raccordi autostradali in gestione diretta Anas. Queste maggiorazioni tariffarie non potranno, comunque, essere superiori al 25% del pedaggio altrimenti dovuto. Il caso più eclatante, in questo secondo caso, sono i rincari ai caselli già esistenti del Grande raccordo anulare di Roma.

Le società concessionarie hanno subìto passivamente il rincaro del canone, trasformatosi in aumento del pedaggio, e il presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, ha voluto chiarire qualche punto per gettare acqua sul fuoco delle polemiche: "Non si tratta di una stangata. Da Roma a Milano, 50 centesimi in più". È diverso il provvedimento che riguarda l’introduzione in maniera forfetizzata di un pedaggio di alcune tratte autostradali che prima erano gratuite. Sulla questione del pedaggio per l’autostrada del Grande raccordo anulare di Roma, Ciucci ha detto che non ci saranno nuovi caselli. Si tratta di un pedaggio forfetizzato che verrà pagato dagli utenti in transito alle stazioni finali delle autostrade che convergono sul Gra, come se il Raccordo anulare fosse una prosecuzione dell’autostrada stessa: "Chi utilizza localmente il Raccordo, come se fosse una viabilità urbana, non pagherà pedaggio".

Sarà, ma il portafogli dell’automobilista si svuota inesorabilmente.




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