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Benzina: Prezzo record

Benzina: Prezzo record

Era dal 2008 che la benzina non volava così alto: 1,46 euro il litro. E anche il gasolio non scherza: 1,33 euro. Un picco raggiunto proprio durante le più recenti festività, ossia il Ponte dell’Immacolata. Secondo i Consumatori, non è una coincidenza...

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Un Ponte dell’Immacolata sfortunato per chi ha dovuto fare il pieno dell’auto: benzina record nel fine settimana. Fino a quota 1,45 euro il litro, 1,33 euro per il gasolio. Come se non bastasse, adesso la media nazionale è di 1,46 euro per la benzina. Con picchi inauditi di 1,5 euro il litro in certe zone del Sud Italia, specie a Napoli.

Le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra. In particolare, Adusbef e Federconsumatori denunciano che i prezzi dei carburanti tornano a volare, alla velocità della luce: per trovare prezzi simili bisogna risalire alla "stagione calda" del petrolio; vale a dire quando, nel 2008, il costo del greggio aveva superato quota 100 dollari al barile. Il fatto è che i conti non tornano: la benzina era venduta a questo prezzo all’inizio di settembre 2008, calcolano le associazioni, quando il petrolio si trovava a 118 dollari al barile. Oggi, il costo della materia prima si attesta a 89,35 dollari al barile: come è possibile che il carburante abbia lo stesso prezzo?

Anche calcolando che l’euro ha perso terreno rispetto al dollaro, la benzina, stando ai Consumatori, dovrebbe attestarsi ad almeno 7-8 centesimi in meno rispetto al prezzo a cui viene venduta oggi. Risultato, pesanti ricadute per gli automobilisti, pari a 96 euro annui per costi diretti e 83 euro per costi indiretti.

Ma qual è la causa del caro-carburante? Manca la razionalizzazione della rete distributiva, ci sono pochi self service, e servirebbe il blocco settimanale degli aumenti, stando ai Consumatori. In generale, il prezzo della benzina dipende dal costo della materia prima, il petrolio greggio che viene poi raffinato. E il Brent, il petrolio di riferimento europeo quotato a Londra, è schizzato a 92 dollari il barile; mentre il Crude Oil, il greggio quotato a New York, ha quasi toccato i 90 dollari, il massimo dal 2008. E il petrolio è andato su per l’ondata di gelo che ha investito il Nord Europa, nonché per le crisi di Grecia e Irlanda.

Ultimo, ma non ultimo, il fattore Opec. L’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio ha ridotto l’offerta di 5-6 milioni di barili il giorno. Trattasi di un cartello economico dal potere economico immenso, che detiene l’80% della produzione mondiale di oro nero.

Comunque, da noi, il ministero dello Sviluppo economico sta studiando un riforma: allo studio la riorganizzazione della rete delle pompe di benzina e gasolio e l’apertura alla vendita col canale della grande distribuzione; oltre all’abolizione dal prezzo della cifra relativa ai millesimi di euro.

C’è anche da registrare la reazione dell’Unione petrolifera, secondo cui non è affatto vero che il carburante raggiunge i picchi durante le festività. E per la Figisc (gestori di carburante) in tre settimane, dal 19 novembre al 10 dicembre, la quotazione del greg-gio Brent è lievitata da 61,84 a 68, 19 euro/barile (+10,27 %), sopra-tutto, le quotazioni del Platt’s Medi-terraneo sono lievitate di 5,8 euro-cent/litro per la benzina (da 0,426 a 0,474 euro/litro + IVA) e di 5,4 per il gasolio (da 0,461 a 0,506 euro/litro + IVA). Ma il prezzo alla pompa è aumentato solo di 3,6 eurocent per la benzina (da 1,415 a 1,451 euro il litro) e di 4 eurocent per il gasolio (da 1,291 euro il litro a 1,331), cioè, rispettivamente, il 38 ed il 26 % in meno, a seconda del prodotto, di quanto avrebbero dovuto aumentare.




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