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Chevrolet Captiva: il test drive

Chevrolet Captiva: il test drive

Il bello di Chevrolet Captiva sta nell’elasticità. Oggi è il partner ideale per un pomeriggio di shopping sfrenato, domani accompagna al campo un intero sestetto di pallavolo

Video  Crash Test Chevrolet Captiva - 2011

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Il suo bello sta nell’elasticità. Oggi è il partner ideale per un pomeriggio di shopping sfrenato, domani accompagna al campo un intero sestetto di pallavolo, dopodomani spalanca portiere e bagagliaio a sci e scarponi per un’agevole “scalata” alla località invernale preferita. E in fondo, chi l’ha detto che le credenziali per mettersi in garage un “fuoristrada” siano necessariamente il titolo di marito e padre di famiglia, oppure di persona così socievole da non viaggiare mai solo? Dopotutto, un’auto delle proporzioni di Captiva si cuce addosso anche a un avventuroso single, che cerchi solo un mezzo per evadere in solitudine dalla città senza rinunciare alla sicurezza. Ma lasciando a casa, quello sì, il senso di claustrofobia. Insomma, non compete a noi il giudizio sulla scelta: ci basta suscitare interesse attorno al soggetto. E il protagonista del test drive, a ben guardare, i riflettori della ribalta se li guadagna da solo. A pensarci bene, perché meravigliarsi? Appena tre anni fa, nel 2010, Chevrolet ha celebrato il 75º anniversario del debutto di un modello storico come la Suburban (1935). Da molti, considerata come il primo Suv di sempre.

Non fare la Captiva
“Cattiva” di nome, un gigante buono nella realtà di tutti i giorni. Incrocio tra le sport utility in voga negli Stati Uniti e un prodotto di chiara reminescenza coreana, il Suv di taglia “large” col quale Chevrolet sbarcò in Europa nel 2006 merita di essere celebrato come una delle più intelligenti soluzioni “value for money” mai introdotte sul mercato. Per un bestione di quasi 5 metri (4,67 m) e due tonnellate di peso (1978 kg la versione oggetto della nostra prova, una 2.2D LTZ AWD Automatica), una capienza sufficiente anche per 7 persone, almeno due delle quali possibilmente in età infantile (non il massimo, per un adulto, affrontare lunghi viaggi in terza fila), 788 litri di bagagliaio (schema a 5 posti) e una potenza di 184 CV che consente fughe alla Jonah Lomu dalla mischia cittadina, anche 70 milioni delle vecchie lire (35.700 euro) paiono infatti una richiesta tutto sommato onesta. Non dimentichiamo, a tal proposito, che la Captiva top di gamma monta la trazione integrale, il cambio automatico e un servizio di infotainment completo di qualsiasi funzione vi venga in mente.

Gigante in giacca e Cravattino
Possente ma compatta, imponente senza essere arrogante: la chiave del successo di Captiva risiede, potremmo dire, nella sicurezza di sé. Dal 2011, da quando cioè ha indossato il nuovo abito confezionatole da mamma Chevrolet, il design esterno guadagna in appeal punti su punti. Frontalmente risultano subito evidenti diversi nuovi elementi: come il cofano motore dalla rinnovata forma con scolpiture decise e una diversa e più grande mascherina con i caratteri distintivi Chevrolet. Tipo la griglia sdoppiata e la targhetta con il celebre Cravattino bene in evidenza al centro. E ancora: i nuovi proiettori anteriori cilindrici di tipo prismatico e gli indicatori di direzione integrati negli specchi esterni. Tutti particolari da auto di categoria superiore che in effetti sembrano contraddire la sorprendente accessibilità del prezzo base. Passando ai parafanghi anteriori, le prese d'aria laterali assumono una forma più angolare per enfatizzare l'aspetto sportivo. Se invece l’occhio cade sulla fiancata, a partire dal montante del parabrezza Captiva mantiene il suo profilo massiccio, caratterizzato da una linea di cintura che sale lievemente verso la parte posteriore. I passaruota ridisegnati e più muscolosi permettono infine di accogliere appariscenti pneumatici da 19 pollici.

2011: Odissea nello Spazio
Gli interni adottano a loro volta un nuovo schema di rivestimenti e finiture che prevede tessuti completamente nuovi per i sedili e dettagli decorativi interni un po’ più raffinati che in passato. Tra questi, le cornici cromate e satinate attorno alle bocchette di aerazione, per creare look e sensazioni da automobile di classe “premium”. I designer hanno inoltre fatto uso sapiente degli elementi caratteristici degli altri nuovi modelli del Gruppo, come la retroilluminazione del pannello strumenti blu ghiaccio e il design avvolgente della plancia, che si raccorda con le portiere anteriori per creare il feeling del classico abitacolo sdoppiato Chevrolet. Nella cellula abitativa sono stati anche aggiunti intelligenti vani portaoggetti supplementari che incrementano la sensazione di spaziosità e praticità. Un esempio? Poiché l’attuale Captiva beneficia del sistema Hill Start Assist, che elimina l'arretramento nelle partenze in salita, e del freno a mano elettronico, è stato possibile ricavare spazio utile nella consolle centrale per accogliere due porta bicchieri. Salendo a bordo, guidatore e passeggeri sono quindi accolti da un contesto luminoso e spazioso, con capacità di carico tra le migliori della categoria. Con la terza fila reclinata, cioè lo schema standard in assenza di sesto e settimo “inquilino”, il volume del bagagliaio è infatti di ben 788 litri, 527 litri a filo dei finestrini. Abbattendo anche la seconda fila esso raggiunge poi quota 2012 litri. Uno “stomaco” a prova di portate pesanti, quello del “cavallo da tiro” per eccellenza dell’intera gamma Chevrolet: pure la soglia di carico rimane sufficientemente vicina al terreno, così da non richiedere eccessivi sforzi fisici per la manovre di load/upload.




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