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Ciclisti: Punti patente salvi

Ciclisti: Punti patente salvi

Col nuovo Codice della strada, i ciclisti con la patente che commettono gravi infrazioni, ora non subiscono più la sottrazione dei punti della patente. Una norma che suscita polemiche fra il "partito" della bicicletta e quello dell’automobile.

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Altra rivoluzione per i ciclisti. Poco più di un anno fa, è stata introdotto quella che venne definita la norma "anti-ciclista". Se, su una bici, una persona con la patente B per le automobili passava col semaforo rosso (oppure commetteva qualsiasi altra infrazione con la sanzione accessoria della decurtazione dei punti-patente), perdeva credito sulla licenza di guida: sei punti in meno. Una sanzione che andava a sommarsi all’ammenda in euro: 150 euro. Idem per altre violazioni, non ultima la guida in stato d’ebbrezza su una bicicletta.

Da quel momento si scatenarono le proteste del "partito" della bicicletta, secondo cui il taglio di punti della patente o la sospensione della stessa erano eccessivi in rapporto al veicolo con cui l’infrazione veniva effettuata. Un’altra protesta riguardava la presunta incostituzionalità della norma: veniva fatta distinzione fra un patentato che riceva una multa per aver commesso un’infrazione in bici; e una persona senza la patente, che doveva solo pagare l’ammenda in euro.

Adesso, col nuovo Codice della strada, tutto torna a più di un anno fa: niente taglio di punteggio per il ciclista patentato, ma soltanto l’ammenda in euro.

Tuttavia, le modifiche apportate Codice della strada suscitano solo una moderata soddisfazione da parte della Fiab, Federazione italiana degli amici della bicicletta: "Le norme approvate sembrano utili, anche se pare ancora mancare un disegno organico delle stesse che invece è fortemente auspicabile: il Codice della strada continua a essere un testo ipertrofico, di complessa leggibilità, oggetto di ripetute modifiche parziali e poco attento alla promozione della mobilità sostenibile".

Entrando nel merito degli articoli che riguardano più specificamente i ciclisti, che il Codice, in maniera anacronistica, "si ostina a chiamare velocipedisti", la Fiab esprime viva soddisfazione per l’abrogazione della norma che prevedeva la perdita dei punti della patente per infrazioni commesse in bicicletta (oggetto di numerosi ricorsi sin dalla sua emanazione per la sua iniquità, e su cui fra l’altro pendeva un giudizio davanti alla Corte costituzionale per un "fumus" di illegittimità); condivide il previsto obbligo di indossare i giubbini ad alta visibilità di notte in ambito extraurbano, mentre ritiene eccessiva l’estensione della norma anche alle gallerie urbane; condivide la rinuncia del legislatore alla introduzione dell’obbligo di indossare il casco, ma anche l’impegno a favorirne e incrementarne l’uso.

Il fatto è che il rapporto fra automobilisti e ciclisti non è dei migliori. I primi, troppo spesso, se ne infischiano della presenza di dueruotisti in strada. I quali, a loro volta, criticano pesantemente chi si compra Suv giganteschi, reclamando in generale contro i guidatori delle vetture. Se è vero che le infrazioni di chi guida le auto possono mettere a repentaglio la vita dei ciclisti (si pensi a un incrocio semaforico), è altrettanto vero che ci sono sempre più duoruotisti che circolano sui marciapiede, che vanno contromano, che non rispettano la precedenza... Serve un miglioramento del comportamento di tutti, anche dell’utente più debole, il quale comunque gli incidenti può causarli eccome.




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