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F1: il caso Lotus

F1: il caso Lotus

Alla fine, il Team anglo-malese Lotus si aggiudica il diritto di continuare a usare nome e logo della Scuderia inglese: questo il verdetto dell’Alta corte di giustizia di Londra, dopo una lunga inchiesta. Pagando però i danni per le violazioni del 2010.

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Un colpo al cerchio e uno alla botte: così si potrebbe sintetizzare la sentenza del processo (durato mesi) sui diritti Lotus, in stile cerchiobottismo esasperato. In campo, le due Lotus, quella anglo-malese, ossia il team giallo-verde di Tony Fernandes; e il Gruppo britannico Lotus, costruttore di auto stradali e main sponsor Renault. Infatti, da una parte, il Team anglo-malese Lotus si è aggiudicato il diritto di continuare a usare il nome e il logo (storici entrambi) della Scuderia inglese: l’ha stabilito l’Alta corte di giustizia di Londra. Il Group Lotus, cioè la Lotus Renault GP, è la detentrice dei diritti sul marchio: Tony Fernandes e il suo Team Lotus potranno continuare a utilizzare il marchio. "Siamo tutti lieti che sia stato chiarito che noi siamo i legittimi proprietari del nome Team Lotus. Siamo sempre stati convinti che gli elementi che abbiamo presentato avrebbero portato a questa decisione e la sentenza di oggi conferma questa convinzione" ha detto Tony Fernandes. Dall’altra, però, il giudice Peter Smith ha riconosciuto che "la 1MRT (ossia la società di Fernandes) non ha rispettato l’accordo di licenza": quindi, pagherà i danni al Gruppo Lotus.

Va ricordato che il Team Lotus, nel 2010, correva in F1 come Lotus Racing. In base a un accordo di licenza con il Gruppo Lotus. Poi ha cambiato nome nel 2011, acquisendo i diritti dalla Team Lotus Ventures Limited, di David Hunt. Dove sta il problema? I marchi registrati della Team Lotus Ventures Limited con il nome di Team Lotus sono stati cancellati per effetto del mancato utilizzo: così sostengono i giudici.

Risultato, il Team Lotus segna un gol e continua a correre in Formula 1 con questo nome; ma subisce anche un gol, ed esclusivamente il gruppo Lotus può utilizzare il nome Lotus da solo in F1, oltre alla livrea nera e oro e (questo è scontato) il marchio nelle vetture stradali. Finale, uno a uno e tutti scontenti, come accade per i pareggi senza sapore. Come dire: il Team Lotus corre con lo stesso nome, ma paga una multa per infrazioni del 2010.

Conseguenza, sarà caos anche fra gli sportivi che seguono la F1 e fra i telespettatori, già abbastanza nel panico per via di regole sempre più confuse. Tant’è che il Gruppo Lotus farà appello, pur se soddisfatti che i diritti sul nome siano stati riconosciuti.

E, come per le elezioni, di facciata tutti dicono di aver vinto. Il Gruppo inglese Lotus si dichiara vincitore, il Team anglo-malese Lotus, pure. E parla di cavillo tecnico, che ha interrotto la partnership a lungo termine. Infatti, ha detto Fernandes del Team Lotus: "Siamo delusi per la decisione del Group Lotus che aveva il diritto di terminare il nostro accordo di licenza nel 2010. Siamo entrati in quel contratto in base al fatto che stavamo iniziando una collaborazione a lungo termine con il Group Lotus, ma purtroppo poi hanno usato una violazione tecnica del processo di merchandising per mettere la parola fine alla partnership. Tuttavia, i miei soci ed io siamo convinti sostenitori che, quando si chiude una porta si apre un portone. Nei primi giorni del nostro accordo, ci siamo resi conto che la sua risoluzione era inevitabile e il tutto si è rivelato positivo per noi".

Ma quale sarebbe il portone che si apre? Sentite Fernandes: "Avremmo voluto sviluppare un rapporto a lungo termine con il Group Lotus e aiutarli a vendere più auto in giro per il mondo, ma quella porta ormai è chiusa". Colpo finale: "Siamo lieti di rivolgere la nostra attenzione a garantire il successo di Caterham Cars sulla strada e quello del Team Lotus in pista". Capito? Caterham Cars. Se son rose...




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