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Fiat a Detroit? Torino smentisce

Fiat a Detroit? Torino smentisce

La posizione del Gruppo Fiat è chiara e precisa: non è dato sapere né se né quando il quartier generale dell’azienda si sposterà da Torino a Detroit, per via dell’eventuale fusione fra Fiat e l’americana Chrysler. Nonostante molte illazioni su Internet.

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La notizia in sé non è nuova: già da tempo si sussurra di una possibile fusione fra Fiat e l’americana Chrysler (il Lingotto ne possiede il 25%, e salirà al 35%), e di eventuale trasferimento del quartier generale da Torino a Detroit. Solo che nelle scorse ore la Reuters ha rilanciato pesantemente, dedicando un intero report all’argomento: il quartier generale del Gruppo Fiat-Chrysler sarà negli Stati Uniti. E l’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, sarebbe al lavoro per la fusione delle due società, con base in Usa. Rumors anche spinti dalla dichiarazione di inizio 2011 di Marchionne: "Puntiamo al 51% di Chrysler entro l’anno". E ancora: il manager italo-americano starebbe e pensando alla quotazione della Ferrari, con valore di cinque miliardi di euro.

Cosa che farebbe da preludio a una seconda testa di ponte strategica in Asia. Quattro i centri direzionali possibili ed eventuali: filiale di Torino per l’Europa, quartier generale di Detroit per il Nord America e Brasile, filiale in Asia per i mercati emergenti. A spingere Fiat in Usa sarebbe il più basso livello di tassazione rispetto all’Italia: lo avrebbe detto la fonte anonima interna citata dall’agenzia britannica.

Può anche darsi, e questo lo aggiungiamo noi di Newstreet.it, che se un giorno Fiat dovesse spostare il quartier generale a Detroit, sarebbe indotta in questo anche da un rapporto poco fecondo con i sindacati di Fiom. A tale proposito, si vedano le recenti questioni degli stabilimenti di Pomigliano d’Arco (Napoli) e Termini Imerese (Palermo). Senza dimenticare la recente vicenda della fabbrica ex Bertone.

Cosa c’è di vero? Ci si deve attenere a quanto dice il Gruppo Fiat, che ha precisato: la scelta sulla sede legale non è ancora stata presa. Ci sono da valutare diversi aspetti, fra cui il grado di accesso ai mercati finanziari: va gestito un business con investimenti enormi e ingenti capitali. Occorre anche un ambiente favorevole allo sviluppo del settore manifatturiero, e al progetto Fabbrica Italia in generale.

Deciso l’intervento Fiat a proposito delle indiscrezioni Reuters: si tratta con tutta evidenza di informazioni non attuali, come appare chiaro dal fatto che siano state pubblicate all’interno, e senza particolare evidenza, di un lungo report sulla Fiat. Stando al Lingotto, diverso sarebbe stato infatti il peso dato alla notizia in caso di informazioni fresche ed esclusive.

A parte i rumors su Fiat a Detroit, il titolo del report Reuters è curioso: "Can Italian Elvis make Fiat Chrysler dance?". Ossia "Può un Elvis italiano far ballare Fiat e Chysler?". Monica Cerutti (Sel) ironizza: "Noi invece di avere un Elvis che importa il modello americano dei diritti e ci priva della sede dell’azienda più importante del Paese, preferiremmo avere un più modesto Adriano Celentano, che vada negli Usa per esportare il Made in Italy". Ma Fabrizio Cellino, presidente dell’Api Torino (l’associazione delle piccole medie imprese), non intende scherzarci su: "Di fronte alle nuove voci di trasferimento occorre fare chiarezza in tempi brevi. Non è possibile pensare al futuro di un comparto così importante solo sulla base di supposizioni". Ciò che importa, ha aggiunto, è la sostanza e i contenuti dei futuri piani industriali: se la Regione deciderà di convocare gli attori di questa vicenda, "noi non ci sottrarremo a questo compito".




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