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Fiat: scalata a Chrysler

Fiat: scalata a Chrysler

È stato un maggio da grande protagonista per Fiat: la scalata a Chrysler, i conti molto incoraggianti del Brasile. La attende un giugno ancora più caldo sul fronte americano: l’ascesa nel Gruppo Usa continua. Nel 2012 sarà fusione, per creare un colosso?

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Il nome Fiat invade le pagine dei giornali (cartacei e online) che si occupano di automotive. La ragione è semplice: continua la scalata del Lingotto in Chrysler. Infatti, a seguito del rifinanziamento del debito della Casa Usa e del rimborso da parte della stessa dei prestiti concessi dai Governi statunitensi e canadese, Fiat ha incrementato la propria partecipazione in Chrysler.

Ha perfezionato l’esercizio della sua opzione per l’acquisto di una ulteriore partecipazione del 16% nel Gruppo yankee, secondo quanto previsto dall’accordo annunciato il 21 aprile 2011. A fronte del pagamento da parte di Fiat di un corrispettivo di 1.268 milioni di dollari, Chrysler ha emesso a favore di Fiat 261.225 nuovi Class A membership interests in Chrysler (un incremento della quota di Fiat del 16%). E a fine 2011, Fiat deterrà il 51% del capitale di Chrysler.

Tutto questo è pazzesco se si pensa che, sino a qualche anno fa, Fiat veniva data per spacciata. Molto di suo ci ha messo l’amministratore delegato di Fiat-Chrysler Sergio Marchionne, che ha ricevuto addirittura il plauso dall’uomo più potente della Terra, il presidente Usa Obama. Il quale da sempre vuole una Chrysler che produca auto a basso impatto ambientale: e Fiat è lì apposta per fornire tecnologie e piattaforme per vetture piccole. A partite dalla mitica 500.

Il colpo di genio è stato anche rimborsare il debito coi Governi del Nord America. È vero che Fiat si accolla un altro debito, ma con interessi migliori. Un affare esaltato anche dai quotidiani economici (specie online) di mezzo mondo.

Inoltre, Fiat ha comunicato al dipartimento del Tesoro statunitense la volontà di esercitare la sua opzione per l’acquisto della partecipazione detenuta in Chrysler dallo stesso dipartimento, corrispondente al 6% del capitale di Chrysler. Qual è il prezzo? Sarà basato su di una determinazione dell’equity value di Chrysler da concordarsi tra Fiat e il Tesoro statunitense entro 10 giorni dalla data di comunicazione della volontà di esercitare l’opzione. E se non c’è accordo? Si fa la media delle due valutazioni più prossime tra di loro su tre valutazioni formulate da tre banche di investimento nominate dalle parti. È ovvio: il completamento di tale operazione sarà subordinato all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni da parte delle competenti autorità. Così Fiat potrà arrivare a detenere il 57% del capitale di Chrysler.

A questo punto, l’obiettivo è - verosimilmente - la fusione Fiat-Chrysler entro il 2012: un super Gruppo pronto a competere con gli altri colossi nel mondo. Da vedere se il quartier generale resterà Torino o diverrà Detroit.

Non ultimo, è il Brasile a sorridere a Fiat. Il Paese sudamericano aiuta tantissimo i conti del Lingotto: leader di mercato con un fatturato di 11,9 miliardi. Non a caso, Fiat è diventato top sponsor della Nazionale di calcio italiana, che potrebbe qualificarsi per i Mondiali in Brasile del 2014.




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