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Fiat Sindacati Scontro Frontale

Fiat Sindacati Scontro Frontale

La futura Fiat Panda si farà a Pomigliano, ma tra il Gruppo di Torino e i sindacati Fim-Cisl, Uilm e Fismic è scontro sul mancato premio di risultato ai dipendenti e sul licenziamento di quattro operai. Un deterioramento dei rapporti che fa male al Paese.

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Alla fine la futura Nuova Fiat Panda si farà a Pomigliano d’Arco (Napoli), e così lo stabilimento campano soppravvive, e con esso i 5.000 lavoratori, da moltiplicare per tre considerando l’indotto. Tuttavia, subito dopo la soluzione del problema Pomigliano, si è aperto un secondo fronte, per certi versi ancora più caldo: il premio di risultato che Fiat non ha riconosciuto ai dipendenti. Per questo, i sindacati scioperano, seppure divisi. Prima Fim-Cisl, Uilm e Fismic hanno proclamato (come minimo) due ore di stop; mentre venerdì 16 ha deciso di incrociare le braccia per quattro ore la Fiom-Cgil.

A ballare è il pagamento del saldo di luglio del premio di Gruppo: a fronte della richiesta dei sindacati, la dirigenza aziendale ha opposto il proprio rifiuto per via della congiuntura negativa. Al massimo, c’è la disponibilità a reincontrarsi in novembre per definire un nuovo meccanismo premiale legato alla nuova organizzazione di lavoro. Entriamo nel dettaglio: nel 2008, il premio era di 1.100 euro; per il 2009, attraverso un accordo separato con Fim, Uilm e Fismic, era previsto un conguaglio di 600 euro; per il 2010 l’importo era da definire.

Ma attenzione, la Fiom-Cgil è in agitazione anche contro i quattro licenziamenti di delegati e operai decisi nei due stabilimenti Fiat di Mirafiori (Torino) e Melfi (Potenza). Per protesta, tre operai del reparto montaggio dello stabilimento di Melfi sono saliti sulla Porta Venosina, un monumento del centro storico. Per la precisione, si tratta di un operaio che ha ricevuto la lettera di licenziamento e di due delegati Fiom sospesi (in attesa di probabile licenziamento). Il problema è che, durante un corteo interno, hanno ostacolato il percorso di un carrello robotizzato, impedendo agli altri operai di lavorare.

In realtà, sostiene la Fiom, il corteo è stato organizzato dopo che a Melfi il Gruppo italiano ha deciso di aumentare il ritmo alla linea di montaggio. E ancora: un impiegato della Fiom di Mirafiori è stato licenziato per uso improprio della mail aziendale; attraverso la posta elettronica Fiat ha diffuso un volantino dei lavoratori polacchi di Tychy che esprimevano solidarietà ai colleghi di Pomigliano alla vigilia del referendum sul futuro dello stabilimento campano. La Fiom usa parole durissime, parlando di "rappresaglie e intimidazioni aziendali".

Pochissimi ci guadagnano tanto; quasi tutti ci perdono parecchio: è questo il ragionamento della Fiom. Che in una lettera indirizzata al numero uno Fiat, Sergio Marchionne, ha spiegato: non possono solo i lavoratori a pagare il conto della crisi. Difficile pensare ad altri sacrifici, è la tesi dei sindacati, quando l’azienda distribuisce dividendi ai soci per centinaia di milioni di euro e incrementa i compensi dei top manager da un anno all’altro tra il 39% e il 53%.

Perfino il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, è sceso in campo, commentando i recenti licenziamenti: "Fiat sta sbagliando strada. Lo dico con misura, e prima se ne accorge e meglio è. C’è il rischio di una radicalizzazione, una situazione che non va bene né per i lavoratori né per l’azienda né per il Paese".




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