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Fiat Superstar

Fiat Superstar

La pur discutibile politica di Sergio Marchionne, numero uno del Lingotto, paga. Dopo la newco di Pomigliano e la monovolume in Serbia, gli elogi da parte del presidente americano Obama per aver salvato dal baratro il Gruppo statunitense Chrysler.

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La nostra è solo una fredda analisi politico-economia del momento che sta vivendo Fiat e soprattutto l’amministratore delegato, Sergio Marchionne: non c’è l’intento di polemizzare né tantomeno di criticare i sindacati che non gradiscono la linea del numero uno di Torino. Marchionne ha prima risolto la questione Pomigliano (Napoli) con una newco, una nuova società: riassumerà quei dipendenti del sito campano (oltre 5.000) che dimostreranno di credere nel progetto del Lingotto. Qui verrà prodotta la nuova Panda, su cui si investono 700 milioni di euro.

Resta da vedere se quella newco (Fabbrica Italia Pomigliano) rimarrà in Confindustria, col contratto dei metalmeccanici. Il sindacato della Fiom non gradisce, ma tant’è: Marchionne, a seconda dei punti di vista, pensa solo a produrre auto con profitto; oppure usa il pugno duro; o rivoluziona il modo di essere manager. Con l’assenso dell’azionista, John Elkann.

Inoltre, la futura monovolume Fiat verrà prodotta in Serbia (anziché a Mirafiori, Torino), dove confluiranno investimenti per 350 milioni di euro: obiettivo, ottenere le agevolazioni fiscali che in Italia non ci sono, e pagare la manodopera meno che nel nostro Paese. Ma alla base della decisione c’è anche l’ostruzionismo della Fiom a Pomigliano e la paura che Mirafiori non sia ben governabile (alla pari dello stabilimento napoletano).

Nei siti della Zastava di Kragujevac si avvierà la produzione della L0, la monovolume che sostituirà Musa, Idea e Multipla. Qui, arriveranno pure 250 milioni di euro direttamente da Belgrado (per riammodernare gli impianti) e 400 milioni dalla Bei (Banca europea per gli investimenti) per avviare lo stabilimento. Sommati ai 350 milioni tirati fuori da Fiat, fa un miliardo di euro bello tondo per sfornare 190.000 unità l’anno della nuova monovolume, una specie di Fiat 500 allungata.

E veniamo al terzo colpo da ko messo a segno da Sergio Marchionne. In America. Va considerato che un anno fa, l’industria automobilistica yankee era a un millimetro dalla tomba, con stabilimenti che chiudevano, operai licenziati via e-mail, sfiducia al massimo. Concentrandoci sulla controllata Fiat, Chrysler, questa ha annunciato che la fabbrica di Sterling Heights anziché chiudere nel 2012 (questo l’originale intendimento), resterà aperta. Addirittura, si aggiungerà un secondo turno di lavoro, con altri 900 posti di lavoro nel 2011. Occupazione fa rima con miracolo di questi tempi, anche negli Stati Uniti, dove in altre epoche trovare un impiego era come bere un bicchier d’acqua. Dulcis in fundo, alle parole di Marchionne ("È stato grazie al coraggio delle decisioni di Obama che Chrysler sopravvive e cresce"), il presidente Usa ha risposto: "Grazie Sergio per quello che hai fatto".




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