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Il Fisco frena l'Auto Aziendale

Il Fisco frena l'Auto Aziendale

L´Italia è all´ultimo posto in Europa. La politica del fisco italiano penalizza fortemente la diffusione dell´auto aziendale nel nostro Paese. Rivedendo tali politiche si trarrebbero notevoli benefici per il settore dell´auto e per l´intera economia.

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Qualunque sia il prezzo di una vettura, se viene utilizzata per uso esclusivamente aziendale e non è un bene strumentale in senso stretto, in Italia la somma che si può portare in ammortamento è di 9.038 euro (elevati a 20.658 euro per gli agenti di commercio).

In Gran Bretagna sale a 17.300 euro, in Francia a 18.294, in Irlanda 21.586, in Austria 34.000. Se si esclude il Belgio, che fissa il valore ammortizzabile nel 75% del prezzo, ma non pone limiti al prezzo, negli altri paesi europei non vi è invece alcun limite. Questi dati emergono da un’ampia analisi condotta da Antonio Lorenzi e pubblicata sull’ultimo numero di CarFleet (www.carfleet.it), il magazine sulle flotte di autoveicoli aziendali di LeasePlan, azienda leader nel settore del noleggio a lungo termine e nella gestione delle flotte di autoveicoli.

La situazione italiana per quanto riguarda la deducibilità dei costi dell’auto aziendale, è probabilmente la peggiore in Europa, anche perché per l’auto le limitazioni all’ammortamento del prezzo non sono un fatto isolato, ma fanno parte di un orientamento di politica fiscale molto restrittivo che interessa tra l’altro anche la deducibilità dei costi di esercizio e la detraibilità dell'Iva.

La politica del fisco italiano penalizza fortemente la diffusione dell’auto aziendale nel nostro Paese. Nel 2004 le immatricolazioni intestate a società sono state in Italia il 26,7% del totale, ma se si considera che in questa quota sono comprese anche le auto immatricolate a case automobilistiche e concessionarie per le loro esigenze operative e per il mercato dei "chilometri zero", la quota effettiva delle auto aziendali sulle immatricolazioni si aggira in Italia intorno al 20%. Nel Regno Unito la percentuale corrispondente è stata nel 2004 del 53,3%.

Un motivo importante di questo divario è il fatto che la normativa del Regno Unito offre, contrariamente a quella italiana, ampie possibilità di deduzione dei costi e ciò ha consentito un forte sviluppo dell’auto aziendale, che molto più frequentemente che in Italia viene affidata ai dipendenti perché la impieghino per finalità aziendali, ma anche per uso personale contro pagamento di un corrispettivo. Forse non è un caso che il mercato del Regno Unito non soltanto da alcuni anni ha sorpassato quello italiano per numero di immatricolazioni, ma è anche molto più ricco per il tipo di vetture acquistate con benefici per il comfort e la sicurezza degli utilizzatori, per il mercato dell’auto e per lo stesso erario che beneficia di un maggior gettito Iva.

"Armonizzare la normativa fiscale italiana sull’auto aziendale quanto meno ai livelli medi europei - afferma Alessandro De Martino, Amministratore Delegato di LeasePlan Italia - sarebbe oggi quanto mai opportuno, in quanto il mercato automobilistico italiano, come emerge anche dai dati sul primo semestre che verranno pubblicati oggi, sta entrando in una fase di crescente difficoltà determinata da un sensibile indebolimento della domanda dei privati.

Rilanciare gli acquisti di auto aziendali avrebbe, quindi, un importante effetto anticongiunturale con benefici per il settore dell’auto e per l’intera economia".




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