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Il Fisco schiaccia l’Auto

Il Fisco schiaccia l’Auto

La pressione fiscale sull’auto resta fortissima. La leggera decrescita del gettito tributario del comparto (67,2 miliardi di euro nel 2009 contro 69,8 miliardi nel 2008, cioè -3,8%) è dovuta alla crisi: minori cespiti tassabili, aliquote invariate.

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Il Fisco era e continua a essere un peso tremendo per il settore auto: i dati dell’Anfia (l’Associazione nazionale fra industrie automobilistiche) sono inequivocabili. L’entità del prelievo fiscale che ha gravato sulla filiera automotive italiana nel 2009 al netto dell’Ire (l’imposta applicata a salari e stipendi di tutti gli addetti del settore), si attesta a 67,2 miliardi di euro. A fronte di un calo del 2% del totale delle entrate tributarie nazionali dal 2008 al 2009, il gettito proveniente dal settore automotive è sceso del 3,8%, mantenendo comunque una quota percentuale sul gettito complessivo calcolato secondo il criterio di cassa non distante da quella del 2008: 16,2% contro 16,5%.

C’è sì una lieve decrescita (-3,8%) del gettito tributario del comparto, che nel 2008 ammontava a 69,8 miliardi di euro, ma non ci si illuda: è l’effetto della crisi; deriva dai minori cespiti tassabili e non da una revisione delle aliquote. Nel 2009, infatti, se le immatricolazioni di auto nuove si sono mantenute sui livelli del 2008, così non è stato e per il mercato delle auto usate, in calo del 5% sull’anno precedente, e per veicoli commerciali leggeri e pesanti, autobus, autocaravan, rimorchi e semirimorchi, che hanno tutti accusato flessioni a due cifre tra il 20% e il 50%. Senza considerare il minor uso dell’auto e la riduzione del volume di attività nell’ambito del trasporto merci su gomma determinati dal forte rallentamento economico, che hanno avuto un notevole impatto sulle voci di spesa riferite all’utilizzo dell’autoveicolo.

Eugenio Razelli, numero uno di Anfia, ha sottolineato che in Italia il carico fiscale relativo al settore automotive, in termini di incidenza sul Pil, resta il più alto tra i principali Paesi europei (4,5% contro una media del 3,4%) ed è progressivamente in crescita da diversi anni. "Di qui la necessità di riconsiderare questa tassazione eccessiva a vantaggio dell’intera filiera industriale e dei consumatori".

Servirebbe una ridefinizione del carico tributario, in linea con le indicazioni di armonizzazione previste dall’Unione europea in termini di fiscalità: obiettivo, tutelare l’ambiente e favorire il rinnovo del parco circolante. Serve contenere le emissioni e i consumi energetici delle vetture, e migliorare la sicurezza stradale, stimolando lo sviluppo delle tecnologie per una mobilità intelligente, e migliorando la fruibilità dei mezzi e delle reti.

La ripartizione del prelievo (il "ciclo di vita contributivo" degli autoveicoli) vede confermata al primo posto la quota di tassazione derivante dall’utilizzo dell’auto nel corso dell’anno, stimata in 51,2 miliardi di euro, pari al 76,2% del totale del gettito proveniente dal comparto. Al secondo posto, la quota di contribuzione al momento dell’acquisto dell’auto, data dal versamento dell’Iva e dell’Ipt (Imposta provinciale di trascrizione), pari al 14,1% per un totale di 9,48 miliardi di euro. Questa voce risulta in crescita del 4,3% rispetto ai valori del 2008. Infine, il possesso dell’autoveicolo rappresenta una quota del 9,7%: 6,51 miliardi di euro derivanti dalla tassa di proprietà (il bollo auto), che risulta in lieve crescita (+0,6%) rispetto al 2008.

Brutte notizie ancora. Dal confronto con gli altri principali mercati europei (Francia, Germania, Regno Unito e Spagna), l’incidenza del gettito fiscale della filiera automotive italiana sul totale delle entrate tributarie nazionali è la più elevata: 15,3% contro una media del 12,5%. Così come l’incidenza sul Pil: 4,5% contro una media del 3,4%. Davvero un pessimo record.




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