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Industrie Italiane Vendesi

Industrie Italiane Vendesi

Ci sarà pure la crisi, ma i marchi italiani tirano: Volkswagen potrebbe fare ancora shopping in Italia, e avrebbe messo gli occhi su Alfa Romeo; mentre Magna, il colosso austro-canadese di componentistica per auto, sembra interessata a Pininfarina.

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Un intreccio internazionale quanto mai affascinante, anche perché ci vede protagonisti. Nel settore automotive, i marchi italiani sono l’oggetto del desiderio di colossi che intendono ingrandirsi ancor di più. Tanto per cominciare, c’è un gigante come Volkswagen che vuole diventare numero uno al mondo, superando Toyota, continuando a fare shopping in Italia. Dopo Lamborghini e l’Italdesign di Giugiaro (senza dimenticare la matita di de’ Silva e un manager come De Meo), avrebbe messo gli occhi su Alfa Romeo.

Certo, il marchio del Gruppo Fiat non è più forte come una volta. Diciamo che la ragazza si è un po’ appesantita, e alle feste in pochi la invitano a ballare. Ma Volkswagen saprebbe come farla splendere di nuovo. Il Biscione di Alfa Romeo si potrebbe ringalluzzire d’improvviso sul mercato, tornando a essere un riferimento.

È un corteggiamento che magari andrà avanti ancora per mesi. Infatti, l’amministratore delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne, non ne vuol proprio sapere di cedere Alfa Romeo. Si parla di un miliardo di euro per l’acquisizione? Marchionne, scherzando, risponde che potrebbe pensarci solo se arrivasse un’offerta di 20 miliardi di euro.

Ed ecco che, proprio di recente, Volkswagen ha lanciato un piano di investimenti per i prossimi cinque anni: 51,6 miliardi di euro sul piatto. Per fare sfracelli. "La nostra volontà - le parole dell’amministratore delegato Martin Winterkorn - è rendere l’azienda globale e più pronta al futuro". Una "Fabbrica Germania" che fa paura per lo strapotere economico. C’è anche qualche spicciolo per Alfa Romeo? Diciamo una cifretta fra due e cinque miliardi di euro.

Se davvero arrivasse un’offerta del genere, Newstreet.it reputa che Marchionne direbbe di . Denaro fresco in un momento delicatissimo per (quasi) tutte le industrie dell’auto. Con un’Alfa Romeo che negli anni passati non ha convinto. Oltretutto, Volkswagen saprebbe dove piazzare il Biscione: tra il segmento basso Seat e quello alto Audi.

Non si dimentichino poi le parole di Ferdinand Piech, boss del colosso di Wolfsburg, pronunciate anni fa, ben prima dell’esplosione di Audi: "Vogliamo fare dell’Audi l’Alfa Romeo tedesca". La stima di Volkswagen verso il Biscione c’è da tempo.

Neppure va trascurata un’altra ipotesi che riguarda Fiat. Lo scenario è questo: cederebbe Ferrari (che sbarcherebbe in Borsa) e Magneti Marelli per aumentare la quota in Chrysler e poi fonderla con Fiat Auto (dopo lo spin off di gennaio 2011). Infatti, Fiat ha il 20% del Gruppo americano e dovrebbe salire al 35% senza esborsi monetari entro la fine del 2011. Il quotidiano "La Repubblica" si spinge più in là: l’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, avrebbe intenzione di recuperare il 5% della Ferrari dal fondo Mubadala. E così gettare le basi per l’entrata in Borsa del Cavallino. Non diamo peso invece a chi vede, dietro queste manovre, sempre strumenti per far lievitare titoli azionari.

Altro fronte caldissimo, Pininfarina. La storia del carrozziere torinese è gloriosa, proprio come quella di Alfa Romeo. Si parte nel 1930, per divenire famosa nel mondo. Oggi Pininfarina è sì uno dei maggiori fornitori in campo automobilistico di servizi di design e ingegnerizzazione di prodotto. Ma l’ultima trimestrale non è stata brillantissima. Pininfarina è in rosso. Il risultato operativo (equivalente all’utile/perdita della gestione) del periodo è risultato negativo per 37,4 milioni di euro rispetto alla perdita di 24,5 milioni di euro registrata al 30 settembre 2009. Il risultato netto al 30 settembre 2010 evidenzia una perdita di 33,8 milioni di euro rispetto a quella di
18,1 milioni di euro consuntivata un anno prima. Ed ecco dunque che il colosso austro-canadese Magna (fa componenti per le auto) ha l’acquolina in bocca al sol pensiero di poter accaparrarsi Pininfarina: si porterebbe a casa una quantità infinità di know-how, assorbirebbe una conoscenza preziosissima nel design.
La risposta di Pininfarina alle indiscrezioni è diplomatica: a oggi si è in una fase di raccolta delle manifestazioni di interesse da parte dei potenziali acquirenti. Come ovvio, conterà l’offerta che Magna metterà sul tavolo.

E che Magna abbia serie intenzioni lo dimostrano due casi recenti. Il gigante austro-canadese (dotato di enorme liquidità) ha in passato tentato, senza successo, di comprare la tedesca Opel dall’americana General Motors. Altro tentativo andato a vuoto, quello per la britannica Aston Martin: gli statunitensi di Ford non hanno ceduto. La "fame di Magna" è intatta.




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