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La nuova Smart raddoppia - approfondimento

La nuova Smart raddoppia - approfondimento

Completamente rinnovata nel look e nelle dotazioni, la terza generazione della citycar per eccellenza sceglie il cambio manuale o l’automatico doppia-frizione.

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Il fenomeno Smart sbarca in italia alla fine dello scorso millennio. È il 1999 quando Milano e Roma impazziscono per una vetturetta con la carrozzeria in platica, ma resa sicurissima dall’innovtiva cellula di sicurezza Tridion che avvolge l’abitacolo, dalle indubbie qualità cittadine dettate dalle misure compatte come nessuna. Ha due posti, il baule capiente che si carica sfruttando la volumetria verticale, è lunga appena 2,69 metri e sterza fra i marciapiedi in un’unica manovra. Maneggevole, sicura, spensierata e personalizzabile grazie ai bodypanel intercambiali e gli interni di design da customizzare a piacere. Basta poco per cambiare colore, dentro e fuori.

Oggi, 15 anni e 1,5 milioni di Smart vendute più tardi, la terza generazione raddoppia: assieme alla tradizionale coupé Fortwo arriva infatti la quattro porte e quattro posti Forfour. Il look è tutto nuovo, quasi caricaturale con forme morbide e dettagli giocosi; mantiene le cromie personalizzabili con 40 varianti cromatiche per gli esterni, si declina in cinque nuove configurazioni. E poi le misure: 2,69 metri per la due posti, com’era l’originale al centimetro, e raggio di sterzata fra i marciapiedi di 6,95 e una lunghezza di 3,49 metri per la versione quattro porte. Per entrambe motori tre cilindri con potenze di 60, 71, 90 cavalli (solo le ultime due disponibili al lancio in novembre) e per la prima volta sale a bordo il cambio manuale a cinque rapporti. Per agevolare la vita in città, con le caratteristiche ripartenze nel traffico, ecco che la prima marcia s’innesta in movimento senza dover premere la frizione. In alternativa si sceglie ancora l’automatico che ora si fregia della doppia frizione. Se le doti di agilità e scatto rimangono invariate, calano i consumi e le prestazioni migliorano.

Smart resta un’auto che al massimo va alla velocità prevista dal Codice, più che sufficiente per il tran tran cittadino, ma anche per una gita fuori porta. Virtù estese sulla versione quattro porte, più lunga e capiente, nata sulla falsa riga della Twingo per via della partnership con Ranult. Smart è tuttavia una vettura completamente diversa, a cominciare dalla due posti: una Mercedes tout court, ormai, che tradisce il concetto originale di Reduce to the max, e porpone un allestimento completo che adotta connessioni con la Rete e lo smartphone, sistemi elettronici di ausilio alla guida evoluti come la compensazione del vento laterale, il cruise control o il segnalatore di cambio corsia accidentale. Non un caso se sale a bordo il volante multifunzione – da qui si controllano i principali gadget – ma anche una serie di dettagli evoluti come il computer di bordo che trova sfogo nel display a colori incastonato al centro della plancia. Ricorda solo da lontano l’antesignano strumento monocromatico che riportava marcia, temperatura esterna e del motore, il livello del carburante. È questa però la sintesi perfetta dell’evoluzione del progetto Smart fin qui, al terzo stadio: sono stati tenuti buoni i concetti vincenti – lunghezza, peso, dimensioni – e sono stati migliorati gli altri aspetti che concorrono a rendere grande questa piccola vettura.




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