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Lancia Ypsilon Ecochic

Lancia Ypsilon Ecochic

La nuova Ypsilon fa provvista di bombole GPL e adotta un comportamento “chic” anzi “Ecochic”. È proprio così che Mamma Fiat ha ribattezzato uno dei suoi modelli di punta...

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Quattro porte meglio di due? Sì, no, forse. E che dire del gas liquido? Si risparmia davvero? Dipende. Dopo aver raddoppiato la propria accessibilità interna, la nuova Ypsilon fa provvista di bombole e adotta un comportamento “chic”, anzi “Ecochic”. È proprio così che Mamma Fiat ha ribattezzato il cavallo Lancia per eccellenza equipaggiato di impianto Gpl, il modello cioè spinto dal classico 1.2 a benzina da 69 CV ora promosso al grado di alternativa a doppia alimentazione, quindi più ecologica. Ma non è tutto oro quello che luccica. Nemmeno sulla versione Gold (16.050 euro), quella intermedia. Intendiamoci: la terza generazione della fortunatissima utilitaria italiana resta un’icona di stile, senso pratico e tecnologia. Ciò non toglie che, all’atto pratico, i dettagli che meriterebbero di tornare in officina per una sistematina sono più di uno. Non la si legga come bocciatura, perché in fin dei conti i motivi per orientarsi sulla storica controfigura “snob” della Punto, oggi in realtà costruita su pianale nuova Panda, oltrepassano le ragioni per fare acquisti all’estero. È questa tuttavia la sede giusta per snocciolare in tutta franchezza pregi e difetti di un prodotto attorno al quale ruota una discreta fetta della produzione automotive italiana. E in forma più indiretta, dell’economia nazionale.

Un bel sorriso, please!
Rapida panoramica della Ypsilon che ormai da un paio d’anni ha rimpiazzato l’edizione passata, per vendite e consensi un autentico jolly. L’impatto estetico è nel complesso gradevole: numerose sono le scelte in controtendenza rispetto all’antenata, eppure il risultato finale appaga anche l’occhio più critico. Sulla falsariga della sorella maggiore Delta, il musetto si vede rimodulare la tipica calandra, ora non più bipartita e dai contorni più tondeggianti, e assottigliare i gruppi ottici, due quadrilateri irregolari che con la mascherina centrale danno vita a una figura antropomorfa. Quasi a voler donare alla nostra candidata un vero e proprio volto, coi fari a ricordare due occhi semichiusi e il radiatore a mo’ di bocca sorridente. In nome dei gusti che evolvono, la fiancata riporta invece una spigolosa ma sensuale fossetta trasversale alle due portiere. A proposito di porte: molto ben dissimulata risulta quella posteriore, dai bordi sottili e la maniglia fusa con la cornice del finestrino. Mentre la precedente Ypsilon si caratterizzava per una linea di cintura piatta e regolare, il profilo inferiore delle vetrature appare oggi una curva esponenziale, in progressiva crescita man mano che corre verso il retro, al punto tale da congiungersi là in fondo col contorno superiore dei finestrini stessi. Stacco netto dalla tradizione anche per quel che riguarda il lato B: lunotto arrotondato e scontornato, portellone dai tratti a sua volta ammorbiditi. Da figure verticali adiacenti al confine del bagagliaio, i fari assumono infine una più moderna forma “liquida” e vagamente triangolare.

Le donne preferiscono la Ypsilon
L’odierna Ypsilon ricorda da fuori un simpatico “ovetto”, ben decorato e pronto a rotolare allegramente, una scultura coerente con i canoni in voga e dai dettagli coerenti gli uni con gli altri. Nonostante adotti l’architettura a 5 porte, scelta filosofica a cui aderire oppure no, a fianco della sua progenitrice sembra più piccola. Ma è semplice illusione dovuta a differenti soluzioni artistiche, poiché in realtà essa cresce di 3 centimetri in lunghezza (3,84 metri) e solo nelle altre due dimensioni sconta rispettivamente 2 cm (1,68 m in larghezza) e 1 cm (alta 1,52 m). Invariato invece il passo, di 239 cm. Una volta all’interno, la prima sensazione è quella di una posizione di guida leggermente rialzata, quasi da mini-Mpv: buon per le donne, fascia di clientela di primaria importanza che dei nuovi sedili apprezzerà anche il comfort e il vasto range di regolazioni lombari e longitudinali. Dalla prospettiva del guidatore, lo schema strumenti originale non viene tutto sommato interessato dalla riprogettazione della struttura: contagiri, tachimetro e spie di ogni sorta risiedono ancora sotto una palpebra al centro del cruscotto, al di sotto della quale trova spazio una plancia ridisegnata, dalla tastiera intelligente e sempre a portata di “clic”.

(Non)servo-sterzo
Il cambio a cinque rapporti? Di buon disegno, vicino alla corona del volante, dagli innesti precisi e l’impugnatura semplice. Eccetto per la retromarcia: afferrare l’anello nascosto sotto il pomello e tirarlo verso di sé, almeno in principio, può risultare un’operazione non immediata. Discreta la quantità e la fruibilità delle fessure portaoggetti. Ovviamente migliore è inoltre l’ingresso alla seconda fila, non necessariamente più spaziosa che a bordo della Ypsilon seconda serie. Due adulti convivono pacificamente, un terzo inquilino rischia invece di scatenare qualche malumore. Accresciuta è poi la volumetria del bagagliaio, un vano di 245 litri (+30 litri) che tuttavia non fa nemmeno adesso bella figura se messo a confronto con la concorrenza di segmento B. Un peccato veniale, nulla se paragonato al vizio della centralina elettronica (almeno quella montata sulla Ypsilon oggetto del test) di “paralizzare” il servosterzo ogniqualvolta il gesto ripetitivo dell’accensione a chiave sia troppo repentino. A quanto pare le bizze di natura elettronica che affliggevano il vecchio modello, con la servoguida destinata ad abbandonare spesso e volentieri il malcapitato “lancista” dopo una determinata percorrenza, non sono state del tutto risolte. Prima di ruotare la chiavetta, assicurarsi quindi che l’ago del contachilometri sia tornato a fondoscala: pena, un risveglio solo parziale della trasmissione volante-ruote.




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