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L’ibrido “contagia” la gamma Lexus. Tedesche nel mirino

L’ibrido “contagia” la gamma Lexus. Tedesche nel mirino

Se le strade dell’ingegneria meccanica portano in Germania, se la mecca dei bolidi sportivi è l’Emilia Romagna, oggigiorno “ibrido premium” fa rima con Lexus.

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IS Hybrid, e con lei fanno cinque. Se le strade dell’ingegneria meccanica portano in Germania, se la mecca dei bolidi sportivi è l’Emilia Romagna, oggigiorno “ibrido premium” fa rima con Lexus. Caso più unico che raro, con l’introduzione della IS di nuova generazione (in concessionaria da questo mese) la gamma disponibile sul mercato italiano è ora al 100% “ibridizzata”, specchio di una filosofia che ha ispirato un intero ramo della tecnologia, ma che in realtà nasconde anche una scelta strategica ben precisa.

Già, perché attraverso il lancio di IS Hybrid, tre volumi di fascia media che si unisce alla compatta CT Hybrid, alla prestazionale GS Hybrid, all’ammiraglia LS Hybrid e al SUV RX Hybrid, il brand di lusso di Toyota aspira senza mezze misure a colpire con armi anticonvenzionali il cuore stesso del segmento D+, quello per intenderci dominato dai turbodiesel 2 litri delle storiche “corazzate” tedesche. Ad Audi A4, BMW Serie 3 e Mercedes Classe C non esiste a ben guardare alternativa fatta eccezione, appunto, per la IS Hybrid, berlina di massimo appeal estetico che rispetto alla concorrenza tradizionale consuma complessivamente meno (4,3 l/100 km), inquina meno (99 g/km di CO2), costa meno (da 37.500 Euro in su) e richiede spese di manutenzione più contenute. Il tutto a fronte di un pacchetto prestazioni superiore a quello di qualsiasi modello a gasolio di cilindrata simile.

I 223 CV che la combinazione del 4 cilindri di 2,5 litri a benzina da 181 CV e l’efficiente modulo elettrico con batterie al nichel le garantiscono proiettano infatti la IS Hybrid a 100 km/h in soli 8,3 secondi, per una ripresa dagli 80 ai 120 km/h in 6,2 secondi. Fedele alla linea sposata dalla capogruppo Toyota, anche Lexus porta quindi avanti il messaggio che a oggi l’unica, vera, credibile alternativa al diesel sia l’ibrido. Nella convinzione, anzi, che la propulsione mista possa addirittura ripercorrere la storia di successo che negli ultimi 20 anni ha visto il diesel stesso protagonista, passando cioè dal ruolo di motorizzazione di nicchia a soluzione di volume. Sia in campo internazionale che sulla scena italiana, i numeri sembrano al momento incoraggiare la virata ibrida del Gruppo giapponese: le unità alimentate a benzina ed elettrico commercializzate dal 1997 ad oggi ammontano a oltre 5,6 milioni, mentre delle 480 mila immatricolazioni che orientativamente chiuderanno il 2013 di Lexus, 135.000 saranno di natura ibrida. Quanto al Belpaese, per l’anno in corso le stime parlano di 13.500 auto ibride, un monte vendite che da solo copre l’1% del mercato totale. Entro il 2016 il target è di 30.000 unità, vale a dire un market share del 2% e una quota premium del 17%.




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