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Limite di 150 km/h più lontano

Limite di 150 km/h più lontano

Col nuovo Codice della strada, è ancora più difficile che i gestori delle autostrade alzino il limite di velocità dagli attuali 130 a 150 km/h: oltre ai vecchi vincoli, come un tratto a bassa incidentalità, ora serve anche il Tutor per la velocità media.

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Non illudetevi: i titoli di parecchi giornali sui 150 km/h in Autostrada sono fuorvianti. Infatti, con il nuovo Codice della strada, appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, nei tratti controllati dal Tutor i gestori delle autostrade hanno la facoltà di elevare il limite da 130 a 150 km/h. Se c’è sistema che rileva la velocità media in un tratto d’autostrada, la concessionaria può elevare il limite, ma non ha l’obbligo di farlo: e già questo è un punto a sfavore di chi vorrebbe i 150 in autostrada. Non c’è alcuna imposizione da parte del Codice della strada ai gestori.

Inoltre, quello del Tutor non è nient’altro che un vincolo in più, il quale allontana piuttosto che avvicinare l’entrata in vigore dei 150 km/h. Infatti, l’articolo 142 del Codice della strada già dice che sulle autostrade a tre corsie più corsia di emergenza per ogni senso di marcia, gli enti proprietari o concessionari possono elevare il limite massimo di velocità fino a 150 km/h sulla base delle caratteristiche progettuali ed effettive del tracciato, previa installazione degli appositi segnali, sempreché lo consentano l’intensità del traffico, le condizioni atmosferiche prevalenti ed i dati di incidentalità dell’ultimo quinquennio.

Ossia, se gli incidenti sono bassi, il gestore potrebbe passare da 130 a 150 km/h. Cosa difficilissima che avvenga, perché le concessionarie autostradali difficilmente si prenderanno la responsabilità di incidenti avvenuti a 150 km/h: quel limite rappresenterebbe solo un fastidio per loro. E poi, mantenendo bassi i sinistri, possono (in base a una convenzione che le lega allo Stato) alzare i pedaggi.

Inoltre, il Tutor, attivo su oltre 2.400 chilometri di carreggiate (pari a circa il 35% della rete di Gruppo Autostrade per l’Italia), ha permesso, nei primi 12 mesi di funzionamento, di registrare una significativa riduzione della velocità media (15%) e della velocità di picco (- 25%), determinando anche una netta diminuzione dell’incidentalità e delle conseguenze alle persone: il tasso di mortalità è calato del 51%, quello d’incidentalità con feriti del 27% e quello d’incidentalità del 19%. Di fronte a questi risultati, è improbabile che i gestori alzino il limite da 130 a 150, proprio ora. C’è anche da dire che i tecnici del ministero dei Trasporti, tempo fa, fissarono in massimo 140 km/h il limite adatto in determinati tratti autostradali: di sicuro, non 150 km/h.

E c’è pure da ricordare che l’Italia, come altri Paesi del Vecchio Continente, è stata più volte sollecitata dall’Unione europea ad abbassare il numero di morti sulle strade: difficile dire se l’innalzamento del limite a 150 km/h aiuterbbe a raggiungere l’obiettivo.




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