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Marchionne: pronti per il Canada

Marchionne: pronti per il Canada

Se vince il no nel referendum a Mirafiori, l’amministratore delegato di Fiat pensa a trasferire la produzione in Canada. Intanto, la tensione sale e sui muri di Torino spuntano le cinque stelle del terrorismo e scritte contro il manager italo-canadese.

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No, non è delle cinque stelle Euro NCAP di cui vi parliamo. Vorremmo, ma così non è. La vicenda, triste e inquietante, vede protagoniste altre cinque stelle, quelle del terrorismo. Infatti, alcune scritte contro l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, accompagnate dal simbolo terroristico della stella a cinque punte, sono state tracciate con vernice rossa nel centro di Torino il 9 gennaio. Durissime le frasi, e ci scusiamo se, per dovere di cronaca, le riportiamo: "Marchionne fottiti" e "Non siamo noi a dover diventare cinesi, ma i lavoratori cinesi a diventare come noi". Ovviamente sono scattate le indagini della Digos.

Il manager Fiat ha definito quelle scritte "fuori posto", aggiungendo che "non è questione di un mio coinvolgimento personale, ma riflettono la mancanza di civiltà". Marchionne resta comunque fiducioso che prevalga l’aspetto razionale e che l’ideologia politica resti fuori dalla fabbrica. "Noi vogliamo fare qualcosa di buono non solo per l’azienda ma soprattutto per i lavoratori".

Il clima è avvelenato. Ma Marchionne non si fa intimorire. Qualche ora fa, ha puntualizzato che, se ci sarà il 51% di nel referendum di Mirafiori (Torino), "il discorso si chiude, l’investimento si fa". Se invece vince il no, "salta tutto e andiamo altrove". Marchionne sottolinea che Fiat ha alternative nel mondo. "Venerdì scorso ero in Canada a Brampton per lanciare il charger della Chrysler. Ci hanno invitato a investire e aumentare la capacità produttiva. C’è un grande senso di riconoscimento per gli investimenti che abbiamo fatto là".

Non solo. Quasi a marcare la differenza con quanto accade in Italia, in Canada "stanno aspettando di mettere il terzo turno, trovo geniale che la gente voglia lavorare, fare anche il terzo turno. Lavorare sei giorni alla settimana è una disponibilità incredibile, in Europa questo è un problema, Brampton è una possibilità, ma ce ne sono moltissime altre dappertutto, come Sterling Heights", è il riferimento finale di Marchionne a un sobborgo di Detroit, negli Usa.

Nel frattempo Fiat è salita dal 20 al 25% di Chrysler. Lo ha annunciato oggi l’amministratore delegato Sergio Marchionne parlando al Salone dell’auto di Detroit. Ma fin dove arriverà il Gruppo torinese? "Ci sono le condizioni per salire al 51% entro il 2011. Fiat ha le risorse finanziarie per farlo anche adesso se necessario". Marchionne ha tenuto a far capire che si tratta di una vittoria per Fiat, la quale ha potuto salire al 25% di Chrysler "perché è stata adempiuta la prima condizione con la tecnologia Fiat certificata negli Usa". Ossia il know how di Torino per costruire macchine piccole e a basso impatto ambientale. Cosa che ha convinto anche Obama.

A quando l’Alfa Romeo nel Usa? Probabilmente nel 2012. Sentite Marchionne: "La Giulia è in effetti la vettura più idonea, perché realizzata su piattaforma americana, ma il nostro obiettivo è di portare tutta la gamma Alfa in America", inclusa proprio quella macchina che dovrebbe essere prodotta a Mirafiori. Se vincerà il sì".




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