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Mercato auto: Previsioni nere

Mercato auto: Previsioni nere

In luglio in Italia sono state vendute 152.752 auto, il 26% in meno rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. E, per l’intero 2010, il Centro Studi Promotor prevede che le immatricolazioni si attesteranno a quota 1.900.000, in calo dell’11,8% sul 2009.

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Il mese appena trascorso è stato drammatico per le vendite delle auto: un vero e proprio crollo. Il calo è infatti del 26%, con solo 152.752 unità vendute. Il motivo? A partire da aprile la fine degli incentivi 2009 (i cui effetti si sono esauriti nel marzo scorso) sta determinando cali, di mese in mese, sempre più consistenti. E così, dopo un primo trimestre in crescita del 23%, il quadrimestre aprile-luglio chiude con un calo del 18,8% che ha annullato completamente il buon risultato del primo trimestre. Il bilancio dei primi sette mesi fa infatti registrare una contrazione dell’1,5%.

Passi pure che le famiglie italiane abbiano problemi a trovare credito bancario per comperare l’auto, e che magari a luglio siano stati propensi a mettere via i soldi per spenderli durante le vacanze agostane. Passi infine che (perché non dirlo?) gli italiani non siano stati solleticati nella fantasia da modelli di ultima generazione.

Ma il guaio è che questo calo è destinato ad aggravarsi nei prossimi mesi. Il Centro Studi Promotor GL events prevede infatti una accelerazione della caduta delle immatricolazioni dovuta essenzialmente alla debolezza della domanda interna di beni di consumo durevoli e non durevoli. Le vendite si attesteranno a quota 1.900.000 con una contrazione dell’11,8% sul 2009, che peserà sui bilanci del settore automobilistico, ma anche sul gettito fiscale. Si stima infatti che la fine degli incentivi determinerà un calo degli introiti dello Stato, per le imposte che a vario titolo colpiscono l’auto, di circa due miliardi.

Secondo la Federauto (concessionari), l’Unrae (Case estere) e il Centro Studi Promotor GL events, quei due miliardi di euro sono una cifra di gran lunga superiore a quanto lo Stato dovrebbe stanziare per varare ecoincentivi, che potrebbero ridare impulso alla domanda ed avere rilevanti effetti positivi sull’occupazione, sulla ripresa dell’economia e sull’ambiente.

Tra l’altro l’andamento del mercato italiano è peggiore di quello europeo e decisamente in controtendenza rispetto a quanto avviene nei principali mercati del mondo dove, dopo un 2009 negativo, la domanda di auto è in forte ripresa. Infatti, se si considerano le auto e i veicoli commerciali leggeri (che in molti Paesi vengono in buona parte utilizzati come auto), il bilancio delle immatricolazioni nel primo semestre 2010 chiude in crescita del 45,5% in Cina, del 30,7% in India, del 21,3% in Giappone, del 16,9% in Australia, del 16,7% negli Stati Uniti, del 7,9% in Canada e del 7,5% in Brasile. Nella maggior parte dei casi, la forte ripresa del mercato è dovuta a una politica di incentivi alla domanda e, spesso, anche direttamente alle industrie automobilistiche, politica adottata tempestivamente e sapientemente gestita per quanto riguarda l’entità degli aiuti e i tempi di intervento.

Nuovi bonus nel nostro Paese vengono chiesti da Federauto e Unrae, anche a beneficio dell’ambiente: verrebbero rottamate le auto vecchie e molto inquinanti per fare posto a macchine nuove a basso impatto ambientale.

Una richiesta, quella degli incentivi, perfettamente coerente con le valutazioni dei concessionari che emergono dall’inchiesta congiunturale mensile condotta dal Centro Studi Promotor GL events a fine luglio: l’86% del campione rappresentativo di concessionari interpellati giudica basso il livello di acquisizione di ordini, mentre l’88% segnala bassa affluenza di visitatori nei saloni espositivi e il 90% denuncia che la remuneratività delle vendite è scesa su livelli insoddisfacenti.




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