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Mini: 50 anni di successi nelle corse

Mini: 50 anni di successi nelle corse

Appena qualche giorno fa la MINI ALL4 Racing gialla del Team Monster Energy X-raid ha vinto il Rally Dakar 2014, dopo una battaglia lunga 9.374 chilometri.

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Un successo che segue di pochi giorni il debutto ufficiale della nuova MINI, un’auto cresciuta nelle dimensioni e nelle soluzioni tecnologiche, ma soprattutto che arriva a 50 anni esatti di distanza dal primo grande successo sportivo di quella che oggi definiamo Mini classica. L’originale, disegnata da Sir Alec Issigonis e resa imprendibile da John Cooper.

Tutto ha inizio nel 1956 quando Issigonis accetta l’incarico di Sir Leonard Lord, allora presidente della British Motor Corporation (BMC), di sviluppare questa baby car: è chiaro che l’indirizzo è la creazione di una vettura completamente nuova. Trazione anteriore, sbalzi estremamente corti, carreggiata larga, baricentro basso, sfruttamento ottimale dello spazio e peso leggero.

È la materia ideale per essere plasmata da John Cooper, così la prima Mini (di) Cooper eroga una potenza massima di 55 cavalli. Sufficienti a un incremento della velocità massima da 120 a circa 136 km/h. Il quattro cilindri non ha però ancora raggiunto i propri limiti di potenza, come dimostra la Mini Cooper S già nel 1963: la cilindrata cresce nuovamente fino a 1.071 centimetri cubi con una potenza massima di 70 cavalli e naturalmente anche la velocità di punta è più elevata. Mini ora corre a 160 km/h.

Passa un anno e la vetturetta britannica sfida i giganti dell’endurance e della velocità lungo le curve del rally più impegnativo, il Monte Carlo: Paddy Hopkirk e Henry Liddon sbaragliano la concorrenza il 21 gennaio 1964 imponendo il ritmo su strade di campagna e passi di montagna, su neve e su ghiaccio, curve strette e salite ripide. Era la leggendaria “Notte dei lunghi coltelli”, la penultima tappa del rally che vide la Mini Cooper S numero 37 (con la mitica targa 33EJB) centrare un’isperata vittoria: Hopkirk tagliò il traguardo con appena 17 secondi di vantaggio sul ben più accreditato avversario, Bo Ljungfeldt e la sua potente Ford Falcon V8.
Al traguardo fu seguito a breve distanza dai compagni di scuderia Mäkinen (quarto) e Aaltonen (settimo): era la nascita di un mito, Mini Cooper da una parte e i suoi “tre moschettieri” dall’altra.
L’anno seguente la vittoria toccò ancora alla Mini, questa volta la vettura di Mäkinen/Easter che chiusero senza neppure una penalità, e ancora nel 1967 quando sotto la bandiera a scacchi giunse prima assoluta la Cooper S di Aaltonen/Liddon. È però l’edizione del Monte Carlo 1966 l’irripetibile e scioccante al tempo stesso: tre Mini ai primi tre posti, dopo una gara dominata dai “tre moschettieri”, squalificati dagli “zelanti” commissari francesi per contestate irregolarità. Gli organizzatori impugnarono, infatti, il successo, contestando alle Mini l’irregolarità dei nuovi fanali allo iodio. La cronaca registrerà così la vittoria di Pauli Toivonen sulla vettura francese Citroën.

Nonostante ciò il mito della Mini Cooper è scritto nella passione degli appassionati e del grande pubblico, tanto che anche il cinema sceglie la vetturetta di Issigonis e la rende protagonista di The Italian Job: tre Mini sono protagoniste del road movie di Peter Collinson. Ma questa è un’altra storia.




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