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Mirafiori: scintille Fiat-Fiom

Mirafiori: scintille Fiat-Fiom

Per il futuro dello stabilimento torinese di Mirafiori, Fiat raggiunge un accordo solo quasi tutti i sindacati: resta esclusa la Fiom. Che adesso vuole lo sciopero generale contro il Lingotto. A metà gennaio, ci sarà il referendum fra i lavoratori.

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Ricordate il contrasto tra una parte dei sindacati e Fiat a per l’intesa dello stabilimento napoletano di Pomigliano d’Arco? Ecco, a Mirafiori (Torino) la battaglia verbale fra il Lingotto e il sindacato rimasto escluso dall’accordo (Fiom) è ancora più duro. Il 23 dicembre, infatti, è stata firmata l’intesa fra la Fiat, e i sindacati Fim, Uilm, Fismic e Ugl. La Fiom resta fuori dai giochi. Dopodiché, per la ratifica i lavoratori voteranno il referendum a metà gennaio 2011.

Ma cosa non digeriscono alla Fiom? Che i lavoratori, se l’accordo avrà l’ok dal referendum, saranno costretti a fare 120 ore di straordinario; che i dipendenti siano obbligati a lavorare per 10 ore a turno per sei giorni consecutivi; che vengano diminuiti i giorni di malattia pagati. Da ridire anche sulla pausa pranzo: scende a 30 minuti in otto ore, contro i 40 minuti di prima. Per non parlare dell’addio al diritto di sciopero, in base a contratti individuali, basati su specifiche clausole.

Di tutt’altro tenore le parole dell’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne (che potrebbe incassare l’ennesima vittoria, dopo Pomigliano). Il manager italo-canadese sostiene che si sia di fronte a un gran bel momento per tutti quelli che hanno faticato per raggiungere un’intesa, ma soprattutto per i lavoratori e per il futuro dello stabilimento. E aggiunge che Mirafiori inizia una nuova fase della sua vita, compiendo un salto di qualità e facendosi apprezzare a livello internazionale. Potendo diventare un esempio unico in Italia di impegno condiviso da un Costruttore di automobili estero, come la Chrysler. Appena arriverà il 51% dal referendum, gli investimenti previsti partiranno nel minor tempo possibile: attorno a un miliardo di euro per la joint-venture con Chrysler. A Mirafiori si produrranno, se tutto andrà bene, Jeep e Alfa Romeo: 280.000 automobili l’anno, in particolar modo Suv.

Sulla questione, a parte le esternazioni dei primi momenti, sono tornati nei giorni successivi i sindacalisti. Ci va giù durissimo Giorgio Cremaschi, presidente del Comitato centrale della Fiom, che vuole addirittura lo sciopero generale contro l’accordo Fiat-Mirafiori.

Cremaschi sostiene che l’accordo di Mirafiori abbia un solo precedente: il 2 ottobre 1925 quando Mussolini, la Confindustria e i sindacati fascisti e nazionalisti sottoscrissero l’abolizione delle commissioni interne. Allo stesso modo, secondo il sindacalista, Marchionne, Cisl e Uil aboliscono in Fiat e Mirafiori le Rsu e le elezioni democratiche. "È un atto di un autoritarismo senza precedenti nella storia della Repubblica: nemmeno negli anni ’50 si tolse ai lavoratori Fiat il diritto a votare per le loro rappresentanze".

Che i sindacati siano divisi ormai è un dato di fatto. La Fiom parla di firma della vergogna. La Uil, per bocca di Luigi Angeletti, ribatte alla Fiom: il succo del suo discorso è che Uil porta a casa i contratti, mentre non vede un’altra forma di sindacato valida: "Forse la forma alternativa è di non fare accordi con nessuno?".

Si tirano bordate anche i politici. Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, chiama in causa organizzazioni sociali, Governo e Parlamento. Sostiene che l’iniziativa della Fiat sia molto forte. Se porterà a sollecitare una riforma, sarà un fatto che avrà un esito buono; "se invece porterà, come è anche possibile, a una disarticolazione dei rapporti sociali, allora sarà un fatto molto negativo". Aggiungendo: "Credo che non sia possibile che una palla di neve diventi una valanga per tutto il nostro sistema senza che nessuno ne parli".

Per il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, l’intesa Fiat-Mirafiori può fare scuola per spiegare che all’interno di cornici di carattere generale, l’azienda è destinata a essere il luogo nel quale, in termini più vicini ai bisogni dei lavoratori e dell’impresa, si stabiliscono accordi che devono consentire alle parti di condividere il futuro.

Di tutt’altro avviso l’ex ministro del Pd, Cesare Damiano. La clausola che conferisce la possibilità di avere rappresentanti sindacali nei luoghi di lavoro soltanto se si è firmatari dell’accordo, spiega Damiano, è inaccettabile e dall’impatto imprevedibile. "Confindustria e Cgil, Cisl e Uil debbono chiarire, su questo punto, almeno se l’accordo interconfederale del 20 dicembre 1993 sulla rappresentanza e rappresentatività sindacali è ancora in vigore". Damiano ha anche dubbi sui rischi di licenziamento in caso di sciopero del lavoratore: "si riferisce esclusivamente ai sabati ’liberi’, che la Fiat può comandare, o a qualsiasi sciopero?"..




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