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Nuova Audi A1: lavoro di fino

Nuova Audi A1: lavoro di fino

Audi A1, Parte 2. O meglio: A1, Parte 1, Capitolo 2.

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Già, perché c’è restyling e restyling. Solitamente, ad esempio, ad Ingolstadt indovinano gli ingredienti al primo tentativo. E quando l’auto, qualche anno dopo, torna al campo base per la periodica “manutenzione”, è sufficiente portare qualche colpetto qua e là. Che lei già si sente come ai tempi del debutto. La stessa cosa è accaduta anche all’A1, la “micro” Audi che dal 2010 ha fruttato ai Quattro Anelli guadagni “maxi” (quasi 40 mila unità vendute in Italia, oltre mezzo milione in tutto il mondo), e un suo aggiornamento radicale doveva sembrare ai manager bavaresi un gesto inopportuno. Con quattro primavere ormai alle spalle, chiamata insomma ad affrontare la curva discendente del suo ciclo vita, la prima generazione dell’utilitaria più chic della piazza – sia in formato a 3 porte che in quello a 5 porte “Sportback” - acquista così pochi ma esclusivi pezzi di ricambio. Sufficienti, tuttavia, a svecchiare l’aspetto e a ridonare alla muscolatura il giusto tono. Rintuzzare gli attacchi delle competitor di segmento B “premium”, ammesso ne esistano, sarà un gioco da ragazzi.

Audi che vince non si cambia
Pochi ma buoni, quindi, gli interventi tecnici ed estetici. Il guscio esterno, innanzitutto, è il piano di lavoro che dagli ingegneri è stato meno frequentato: da citare sono giusto la calandra “single-frame” leggermente appiattita, oltre che più larga e dagli spigoli irruviditi rispetto alla linea precedente, la nuova grafica dal taglio piatto e cuneiforme di gruppi ottici anteriori e posteriori, infine i paraurti più sportivi. L’arco del tetto a forma di cupola, di differente configurazione a seconda della carrozzeria, resta invece l’elemento distintivo del profilo. Il cofano motore avvolge la parte superiore dei parafanghi anteriori, mentre la linea “tornado” che corre sopra le portiere ne riprende la linea di giunzione, per poi confluire nella linea delle spalle. Un andamento ascendente deciso è anche quello che contraddistingue il tratto stilistico sopra i sottoporta laterali. I retrovisori esterni, infine, sono stati leggermente modificati per soddisfare esigenze aerodinamiche: ora poggiano sulle finiture superiori delle portiere.

Separate alla nascita
In coda, un portellone avvolgente dalle forme plastiche accentua la dimensione della larghezza. Il diffusore è più piatto e più largo, mentre alla sua sinistra l’impianto di scarico termina, a seconda della motorizzazione, in uno o due terminali. Sul retro dei montanti posteriori appaiono piccoli diodi luminosi supplementari – in aggiunta ai Led che ravvivano i fari - che diventano visibili quando il portellone stesso si spalanca. In lunghezza l’A1 guadagna 2 cm, ma ancora non oltrepassa la soglia psicologica dei 4 metri (398 cm). Gemelle (poco) diverse: la Sportback supera la sorella a tre porte di appena 6 mm in larghezza e altrettanti in altezza. I montanti centrali, questa semmai la differenza più marcata, risultano arretrati di circa 23 cm, mentre il tetto misura 80 mm in più e aumenta lo spazio sopra la testa dei passeggeri posteriori. Il mercato italiano ha sin qui preferito la maggior versatilità della variante a 5 porte, miglior accessibilità e sex appeal inalterato. Tutto lascia pensare che il restyling di metà percorso non muterà i rapporti di forza.

Come ai comandi di un jet
Detto dei ritocchi di facciata, più interessante risulta l’opera di revisione degli interni, ora ancor più eleganti grazie all’adozione di listelli cromati. La plancia è sempre slanciata, con la parte frontale che sottolinea la prospettiva della larghezza ed evoca la superficie alare di un jet, mentre le quattro bocchette di ventilazione rotonde che fuoriescono ne ricordano le turbine. Chiara anche la strumentazione del cruscotto: tra i due quadranti alloggia il display del sistema informazioni di viaggio. Il programma efficienza integrato aiuta in particolare il guidatore a mantenere un’andatura all’insegna del risparmio energetico. In stato di riposo, il monitor a colori (di serie a partire dalla Radio MMI) scompare all’interno della plancia, per poi ricomparire a una semplice pressione delle dita. I sedili anteriori restituiscono comfort e buona tenuta laterale, adeguandosi alle misure di passeggeri di qualsiasi corporatura. Per tutte le versioni, inoltre, sono disponibili sedili riscaldabili.

Uscita a quattro
Sia A1 che A1 Sportback sono concepite di serie come vetture a quattro posti, tuttavia a bordo della Sportback può essere montato (senza sovrapprezzo) un divano posteriore a tre posti. Si aggiungono poi anche altre possibilità, come l’appoggiabraccio centrale anteriore, regolabile in inclinazione e con vano portaoggetti incorporato, e il pratico pacchetto vani portaoggetti. Il bagagliaio conserva infine un volume di carico di 270 litri: le pareti laterali sono piatte, mentre a separare il bordo dalla soglia di carico vi è solo un piccolo scalino. Il portellone si apre elettricamente, anche mediante la chiave a radiofrequenze: ribaltando gli schienali posteriori frazionabili, il volume aumenta a 920 litri con carico fino al tetto. In generale, la firma Audi è riconoscibile in ogni dettaglio dell’abitacolo: i tasti e i dispositivi di regolazione hanno corse precise, il rumore che emettono è secco e accurato. Optional di grande effetto è il pacchetto luci interne a Led con diodi luminosi bianchi, e in abbinamento al sistema audio Bose Surround Sound, anche le cornici dei woofer si illuminano di fibre ottiche a Led.

Genere Heavy Metal
L’A1 si fa il “lifting” e l’offerta allestimenti cresce: la “Sport” prevede assetto ribassato e il programma Audi drive select, mentre in configurazione “Design” spuntano fari posteriori a Led e diversi accessori (guscio specchietti retrovisori, bocchette di aerazione) verniciati a contrasto. Se il desiderio è quello di attirare gli sguardi, tuttavia, la versione sulla quale orientarsi è la “Metal”, con tettuccio e archetti in tinta diversa: c’è davvero l’imbarazzo della scelta (100 varianti di vernici), come se Audi avesse scippato a un pittore la tavolozza dei colori. La “Design Selection” è inoltre un’estensione della linea Design che offre ancora più prestigio e lusso grazie a cerchi da 17” e pacchetto pelle, mentre a partire dalla linea Sport il pacchetto sportivo S line rende la A1 ancor più dinamica: cielo dell’abitacolo nero, pacchetto luci interne a Led, emblemi S line su volante e listelli battitacco e altre soluzioni ancora. A proposito di customizzazione “tout court”: le possibili combinazioni superano addirittura il milione, e al momento di ordinare un’A1 su misura – prevendita già in corso, lancio ufficiale a febbraio - conviene prendersi un giorno di ferie.

3, numero perfetto
Non solo stile: l’edizione 2015 riceve anche un set di motorizzazioni nuove del tutto (1.0 TFSI, 1.4 TDI) o sensibilmente modificate. È il caso del 1.4 TFSI, sdoppiato negli step da 125 CV o 150 CV (con funzione “cylinder on demand”), del 1.6 TDI da 116 CV, del 1.8 TFSI da 192 CV, inoltre del 2.0 TFSI che in futuro equipaggerà la S1, 231 CV e trazione integrale permanente “quattro”. L’attenzione del pubblico nostrano si riverserà probabilmente sui propulsori a tre cilindri, dei quali il 1.0 TFSI (95 CV, 4,3 l/100 km), disponibile in seguito, è il primo passo Audi nel campo dei motori a benzina tripartiti. Senza accessori, il nuovo tre cilindri a ciclo Otto pesa solo 88 kg e condivide con i due 1.4 TFSI soluzioni sofisticate: come il basamento fuso in alluminio, un manovellismo dalle perdite per attrito assai contenute e gli spinotti dotati di un rivestimento DLC (Diamond-Like-Carbon) che garantisce massima regolarità di funzionamento. Anche le bielle fucinate e i pistoni in alluminio sono accuratamente bilanciati: il motore risulta silenzioso e regolare anche senza albero di equilibratura.

Doppia frizione, doppio piacere
Quanto al 1.4 TDI da 90 CV, i consumi non sono da meno (3,6 l/100 km) e il piacere di guida neppure. Questo anche grazie al servosterzo elettromeccanico che riduce l’asservimento al progredire della velocità e all’automatico a doppia frizione S tronic a 7 rapporti, alternativa al cambio meccanico a 6 marce. Tra gli elementi che concorrono all’efficienza del tre cilindri turbodiesel figurano in ogni caso anche la pompa dell’olio a due stadi e due circuiti di raffreddamento separati per il basamento e la testata cilindri. Gli alberi a camme sono dotati di un raffinato sistema di cuscinetti ad aghi, mentre il modulo di distribuzione ricorda per struttura quello del 1.0 TFSI. Un albero di equilibratura che ruota in senso contrario all’albero motore assicura infine la regolarità di funzionamento. L’impianto d’iniezione Common Rail genera una pressione massima di 2.000 bar, gli iniettori a sette fori nebulizzano dal canto loro il carburante generando uno schema di iniezione estremamente preciso. Il sistema di ricircolo dei gas di scarico a bassa pressione raffreddato ad acqua, che sfocia direttamente a monte del compressore, riduce poi le emissioni di ossidi d’azoto a motore caldo e ai carichi medio-alti.

Attivare la connessione?
Il manuale di infotainment non finisce più. Il primo livello di configurazione è la radio MMI con sintonizzatore triplo, lettore di schede SD, ingresso Aux-In e otto altoparlanti, includendo la logica di comando MMI e il monitor di bordo estraibile da 6,5”. Per integrare la radio MMI è poi disponibile il pacchetto Connectivity che comprende l’interfaccia Bluetooth e l’Audi Music Interface (AMI) per collegare un lettore esterno. In caso di acquisto successivo di una scheda SD con dati di navigazione, o qualora si scegliesse subito il pacchetto di navigazione, la radio MMI funge anche da navigatore. La soluzione top di gamma è infine il sistema di navigazione MMI plus: il programma ha una memoria di 20 GB per dati musicali, comprende due lettori di schede, l’AMI, un’interfaccia Bluetooth, un lettore CD/DVD e comandi vocali. A completamento, l’Audi connect con telefono veicolare garantisce il collegamento a Internet attraverso un modem UMTS. Grazie all’hotspot WLAN integrato, i passeggeri possono navigare sul web e accedere alla posta elettronica da un massimo di otto dispositivi.

A noi due, Mini!
In definitiva, A1 e A1 Sportback non escono dal solco tracciato dalle rispettive prime edizioni e arricchiscono il proprio profilo di servizi e soluzioni artistiche in linea con la filosofia Audi, scuola di pensiero che davanti a tutto il resto mette la ricerca della massima distinzione attraverso tecnologia digitale e avanguardia termodinamica. Piacciono in modo particolare la qualità “premium” di ogni singolo dettaglio, il grado di personalizzazione cromatica e funzionale, inoltre la sostanziale riduzione dei consumi che bene o male ogni motorizzazione raggiunge rispetto al modello precedente. Le uniche perplessità riguardano semmai alcuni vani interni dagli spazi ridotti, come le tasche interne delle portiere e la sezione posteriore dell’abitacolo, adatta solo a due adulti, e un listino prezzi coerente con gli standard di fabbricazione tedeschi, quindi piuttosto elevato. I prezzi oscillano da 20.900 (1.4 TFSI) a 24.500 euro (1.6 TDI S tronic Sportback). Avversarie? Una sola, ma “cattiva”: si chiama Mini. ,.




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