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Nuova Audi TT - Ritorno al futuro

Nuova Audi TT - Ritorno al futuro

Quattro anelli, tre turbo-motori, due vite alle sue spalle, un solo grande compito: imporsi come “benchmark” della categoria.

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Un grattacapo tormenta sin dall’estate – stagione nella quale ha assunto forme definitive - i top manager Mercedes e Bmw: quale influenza eserciterà sulla piazza dei coupé la nuova Audi TT? L’ansia è comprensibile: in uscita a novembre, la terza generazione della fortunata “2+2” di Ingolstadt ha studiato da leader. E se nonostante tutto Porsche dorme sonni tranquilli (Boxster e Cayman possono considerarsi fuori concorso), il triangolare alla tedesca con SLK e Z4 promette effetti speciali. Sposando la filosofia già adottata da altri modelli di grande serie, la TT 2014 apre il cuore alla nostalgia e si ispira al primo esemplare (1998) ben più che a quello immediatamente precedente (2006). Ma un “classico”, questa è la lezione, non deve per forza guardare esclusivamente al passato. In realtà proiettata al futuro dal primo all’ultimo bullone, la TT di terza generazione ravviva l’immagine di una sportiva che ha fatto epoca e si prefigge di stimolare il battito cardiaco di uomini, donne e “tech-addicted” di qualsiasi genere o età. Tra passato e futuro Già, la super-coupé che tra meno di un mese popolerà le concessionarie Audi non è soltanto un’auto sexy, aggressiva ed elegante, dal frontale ispirato all’ammiraglia sportiva di famiglia (R8) e la forma complessiva simile alla TT degli anni Novanta. Il quadro è un sapiente equilibrio tra tradizione e innovazione, visione che manda in tilt il sistema cognitivo e semplicemente – solleticando la sfera istintiva - proietta sul malcapitato irresistibili onde elettromagnetiche. La si osservi innanzitutto di profilo: proprio come una volta, l’arco disegnato dal tettuccio si ammorbidisce e ingentilisce, mentre i passaruota si staccano idealmente dal complesso fiancata per dar vita a vivaci sculture indipendenti. Ma i richiami alle origini, si diceva, si intrecciano con l’aspirazione a emulare “Sua Maestà” R8, capofamiglia delle sportive Audi dalla quale la nuova TT prova a mutuare l”espressione”: calandra “single frame” a sei spigoli da squalo bianco con tanto di capienti branchie (le prese d’aria inferiori) e inquietanti cavità oculari (i proiettori piatti xeno plus). E i quattro anelli stampati sul cofano, piastra in alluminio (come gran parte della carrozzeria) “irrorata” da due grandi arterie divergenti. Proprio alluminio e leghe d’acciaio sono alla base del sensibile alleggerimento: la TT seconda versione pesava la bellezza di 50 kg in più.

Nella giusta direzione
E che dire, sempre in tema artistico, degli indicatori direzionali a Led che si illuminano in progressione? Un autentico tocco di classe. Al “rallenty”: quando il guidatore agisce sulla leva a bilanciere, i singoli Led si illuminano in rapida successione dall’interno verso l’esterno. Dopo 150 millisecondi sono tutti accesi, e rimangono illuminati per altri 250 millisecondi. Quindi si spengono nuovamente, e il processo riprende da capo. Luci di direzione altamente tecnologiche non solo per una funzione puramente estetica: esse infatti segnalano ancor più chiaramente agli altri utenti della strada l’intenzione di svolta anche in condizioni di scarsa visibilità e in lontananza. I gruppi ottici posteriori, a loro volta di serie in tecnologia Led, riprendono fedelmente il design dei fari anteriori. I listelli - costruiti in un particolare materiale sintetico - svolgono la mansione di luci di posizione, mentre la terza luce freno, costituita da una fascia sottile sullo spigolo del cofano bagagliaio, crea un elegante collegamento luminoso tra i gruppi ottici stessi.

Un “pit stop” per il rabbocco
Un ulteriore richiamo allo stile della prima TT è poi rappresentato dalla fascia piatta dei cristalli (quasi un elemento a se stante), con una piccola rientranza nei finestrini laterali posteriori che pone in evidenza i montanti di coda. Sul tipico sportellino del serbatoio, posizionato sulla spalla destra e apribile con una leggera pressione delle dita, ecco apparire l’emblema TT. Sotto, tuttavia, a sorpresa manca il tappo del serbatoio: l’erogatore viene inserito direttamente nel bocchettone, proprio come nelle vetture da corsa. Sei viti, sempre per rievocare l’atmosfera “racing”, collegano infine l’anello dello sportellino del serbatoio alla carrozzeria. Nella coda compatta, il gioco di luci e ombre intensifica da par suo la plasticità delle forme: a tre linee orizzontali (una sotto i gruppi ottici posteriori, una sotto la targa e una sopra il diffusore) il compito di accentuare la prospettiva della larghezza. I due grandi terminali di scarico rotondi dalle estremità cromate, posizionati relativamente vicini tra loro, costituiscono un’ulteriore reminiscenza della prima TT. Altri rimandi al passato sono il lunotto arrotondato, i gruppi ottici posteriori in un unico elemento che si adattano perfettamente alla carrozzeria, inoltre la scritta a effetto tridimensionale.

La “S” di Superman
Un paragrafo a parte merita l’impatto visivo generato dalla TTS, la versione – in attesa di una probabile futura TT RS – che racchiude il top della tecnologia Audi. Più d’uno i particolari di design che rivelano il suo status di modello di punta della gamma: nel single-frame con inserto grigio platino verniciato opaco brillano ad esempio doppi listelli trasversali orizzontali e un emblema TTS, mentre le tre prese d’aria del frontale sono ben separate tra loro, incorniciate da profili definiti e con listelli orizzontali a suddividerne le griglie a nido d’ape. Sulle fiancate, risaltano gli alloggiamenti dei retrovisori in look alluminio e i sottoporta dal profilo pronunciato. In coda, infine, un ampio diffusore chiaramente strutturato include i quattro terminali dell’impianto di scarico. Nota cromatica: i colori carrozzeria blu Sepang metallizzato e nero pantera effetto cristallo sono disponibili solo per TTS. In formato standard o “corsaiolo”, la nuova Audi TT ricorda in generale un felino pronto a scattare in qualsiasi momento, ansioso di esibire il suo carattere deciso e atletico. Con una lunghezza di 4.177 millimetri, la rinnovata coupé tedesca è più corta di 21 mm rispetto al modello precedente. Il passo (2.505 mm), invece, aumenta di 37 mm, dando vita quindi a sbalzi relativamente corti. La larghezza è infine di 1.832 mm (-10 mm), mentre l’altezza rimane di 1.353 mm.

Cockpit virtuale, meraviglia reale
La sorpresa dischiusa all’interno prende invece il nome di “Audi Virtual Cockpit”, soluzione al debutto assoluto che combina in una sola unità digitale strumentazione e monitor MMI e che prepensiona di colpo il classico schermo centrale. Mentre i comandi della climatizzazione, a sorpresa trovano ora alloggio direttamente nelle bocchette di ventilazione. La freccia di Cupido, insomma, potrebbe scoccare anche mentre si esplora l’abitacolo, microcosmo del quale il guidatore è protagonista assoluto e i passeggeri (o meglio “il” passeggero, vista la intrinseca precarietà di spazio posteriore) ospiti da trattare con i guanti. La strumentazione di bordo, quadro digitale che in caso di navigazione si traveste da carta geografica (in opzione, anche satellitare), è dunque in asse con il volante e inaccessibile ai chi siede di fianco, al quale resta comunque la possibilità di gestire temperatura e direzione dei flussi d’aria ruotando le fessure stesse di aerazione, esplicito richiamo alle turbine che equipaggiano – come vedremo - l’intera gamma motori. Schermo centrale, addio Venendo meno il tradizionale gruppo dei comandi del climatizzatore, i designer Audi hanno così potuto configurare con maggior libertà la plancia portastrumenti, dall’architettura elegante e slanciata. Anche i volanti sportivi a tre razze sono stati ridisegnati: la corona è appiattita nella parte inferiore e le larghe razze aperte sono in effetto alluminio. I sedili sportivi, sviluppati completamente ex novo e dotati di poggiatesta integrati, offrono di serie la migliore tenuta e il miglior supporto possibile. Con l’Audi Virtual Cockpit i “Signori degli anelli” definiscono dunque un nuovo standard di riferimento: il display TFT con una diagonale di 12,3” ha una risoluzione di 1.440 x 540 pixel, le immagini sono pertanto molto nitide e brillanti. Con una frequenza superiore a un gigahertz, il suo microprocessore a quattro core può compiere ogni secondo fino otto miliardi di operazioni di calcolo. Completano il quadro sofisticati effetti visivi: la visualizzazione del contagiri, ad esempio, viene aggiornata a un ritmo di 60 frame al secondo, in modo che la lancetta virtuale indichi con la massima precisione e fluidità le prestazioni del motore. Always connected In generale, l’AVC visualizza tutte le informazioni in modo esauriente, accattivante e versatile, dalle frecce di navigazione alle animazioni dinamiche fino ad arrivare ai grafici dei sistemi d’assistenza. Il sistema di navigazione MMI plus con MMI touch, infine, risulta ancora più interessante se completato dal sistema Audi connect, il modulo di trasmissione dati che stabilisce il collegamento a internet. Se possibile, esso sfrutta lo standard LTE (Long Term Evolution), fino a dieci volte piu veloce del 3G. I passeggeri possono navigare in internet e accedere alla posta elettronica dai loro dispositivi mobili grazie all’hotspot WLAN integrato nel modulo. Il guidatore può invece accedere ai servizi personalizzati di Audi connect, come la navigazione per immagini di Google Earth e Google Street View, lo streaming di contenuti multimediali online, le informazioni di viabilità in tempo reale. Facebook e Twitter sono appositamente configurati per l’utilizzo a bordo, come anche le informazioni sugli aerei o sui treni. Molti di questi servizi possono inoltre essere personalizzati in base alle proprie esigenze tramite un account myAudi.

Due litri di nitroglicerina
Il menù motori conta dunque tre propulsori turbo 2.0 Euro 6 a quattro cilindri e iniezione diretta: in realtà la scelta è tra due sole opzioni, il 2.0 TFSI a benzina e il 2.0 TDI turbodiesel, alternativa riproposta in virtù del successo riscosso nelle ultime stagioni. Il propulsore alimentato a “verde” si declina tuttavia in due versioni, rispettivamente da 230 CV e 310 CV (TTS). Se equipaggiata di cambio doppia frizione S tronic e trazione integrale “quattro”, la TTS accelera da 0 a 100 km/h in 5,3 secondi, “sbatte” a limitatore alla soglia dei 250 km/h e consuma 6,8 l/100 km (159 g/km di CO2). Anche se in materia di consumi, la TT dà il meglio di sé quando nel vano motore pulsa il 2 litri a gasolio, 180 CV e 380 Nm che per esprimersi hanno bisogno di appena 4,2 l/100 km (con cambio manuale e trazione anteriore). Proprio la dinamica è l”X-factor” studiato apposta per sciogliere il cuore (e aprire i portafogli) degli appassionati: da un’edizione all’altra, se parliamo di confidenza di guida, equilibrio tra comfort e prestazioni e assistenza elettronica, il salto di qualità è palpabile. E non soltanto in pista, dimensione dove la TT fa comunque la sua porca figura.

Un 6 rapporti da 10 e lode
Per divertirsi in strada aperta basterebbe il diesel, non a caso accreditato sin da oggi del 60% del mix di vendita: coi suoi 184 CV ben ammaestrati (e dopo aver staccato un assegno da 40.990 euro), si viaggia a ritmo di battaglia senza neppure soffrire di ansia da consumi. Per non fermarsi alla soglia del piacere e apprezzare i vantaggi della trazione integrale è invece necessario orientarsi sulla 2.0 TFSI quattro S tronic (46.190 euro, 5.000 euro in più rispetto alla versione a trazione anteriore e cambio manuale), il benzina da 230 CV al quale è abbinato l’automatico a doppia frizione: solo 6 rapporti anziché i 7 delle Audi RS, ma anche sollecitandolo riesce a selezionare ogni marcia con estremo intuito. Nessun calo di potenza, inoltre, nel passaggio da un rapporto a quello superiore. Per la TTS, “bomba” destinata a fare scuola tra le simili, i “maestri” bavaresi chiedono di pazientare fino a febbraio 2015. Ma il look “palestrato” e le sue virtù camaleontiche (l’Audi drive select fa passare la TTS da sportiva a super-sportiva), un’attesa di qualche mese la valgono tutta..




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