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Opel - Rinuncia ai Prestiti

Opel - Rinuncia ai Prestiti

Il numero uno di Opel, Nick Reilly: "Non possiamo permetterci di avere piani di finanziamento incerti". Ecco perché la Casa tedesca del Gruppo americano General Motors se la vuole cavare da sola, puntando con decisione su nuovi prodotti e tecnologie.

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La ristrutturazione di Opel proseguirà sulla base del piano presentato a inizio 2010, ma con il denaro del Gruppo di appartenenza, gli americani di General Motors: la Casa tedesca ha ritirato tutte le richieste di garanzie creditizie pubbliche. Una decisione che sorprende soltanto in parte, perché qualche dubbio era emerso dopo il rifiuto, da parte del Governo tedesco, di aiutare l’azienda. Forse i politici teutonici si sarebbero comportati in modo diverso se Opel fosse stata in tutto e per tutto tedesca, ma visto che fa parte di un Gruppo yankee come GM, le lobby di potere in Germania hanno optato per un no netto: zero prestiti a Opel.

Ufficialmente, stando alla spiegazione di Nick Reilly, presidente di Opel, la Casa di Rüsselsheim non può permettersi di avere a che fare con piani di finanziamento incerti. Dove "incerti" andrebbe letto forse come: forse fra qualche tempo non saremo in grado di onorare il debito in toto. C’è anche il timore di negoziati lunghi e complessi in un momento in cui Opel punta a investire in nuovi prodotti e tecnologie.

Il paradosso è che, eccezion fatta per il Governo tedesco, quelli degli altri Paesi che ospitano gli impianti Opel in Europa avevano dato un sostanziale ok alle garanzie creditizie. Anche perché, a fronte dell’aiuto pubblico, è prevista una dieta ferrea: riduzione della capacità produttiva del 20% circa, il taglio di 8.000 posti di lavoro su un totale di 46.000, ritorno all’utile nel 2011, presenza globale più forte.

Il piano Opel richiederebbe 3,5 miliardi di euro: 1,1 miliardi dovevano arrivare proprio dalla Germania. Che adesso non li tira fuori e, per bocca del ministro dell’Economia Rainer Brüderle, esprime soddisfazione: "Opel ha un futuro, ma a una condizione: non deve giocare d’azzardo". Insomma, niente debiti pesanti e rischiosi. Sostanzialmente, ora la ristrutturazione dovrebbe comunque partire, senza modifiche.

Va segnalato, comunque, il miglioramento della situazione finanziaria di General Motors, che consente agli americani e alle sue controllate come Opel di respirare un po’, grazie a una liquidità di 23,4 miliardi di dollari. Che dovrebbe soddisfare anche il presidente Usa Obama, da sempre attentissimo a quanto accade a GM e Chrysler (hanno ricevuto prestiti pubblici), nonché alla terza sorella americana, Ford, la quale s’è risollevata da sola.

Il problema resta proprio il Vecchio Continente: se è vero che il primo trimestre 2010 di General Motors s’è chiuso con profitti per 865 milioni di dollari, è altrettanto vero che Opel ha terminato in rosso per 500 milioni, da sommare agli 800 milioni del quarto trimestre del 2009.

Anche i dati di vendita Opel mostrano più ombre che luci: nei primi cinque mesi dell’anno, il mercato è cresciuto del 2,3% rispetto allo stesso periodo del 2009; però i modelli di Rüsselsheim sono calati del 7%. Inoltre, a maggio, vendite in discesa del 18,7%, complice la graduale estinzione degli incentivi governativi europei.




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