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Opel - Servono altri soldi

Opel - Servono altri soldi

Per trasformare Opel in una società per azioni, General Motors deve sborsare altro denaro: dopo i 400 milioni di euro del primo semestre 2010, servirebbe un’iniezione di altri 300 milioni. È un passo obbligato per la ristrutturazione della Casa tedesca.

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È da tempo che il colosso americano General Motors progetta il ritorno alla Borsa di New York, ma adesso c’è il timore che la strada verso Wall Street venga sbarrata da Opel Gmbh, la controllata tedesca. Che, come dice l’acronimo tedesco (Gmbh), dal 2005 non è una società per azioni, ma a responsabilità limitata. È l’autorevole "Frankfurter Allgemeine Zeitung" a lanciare l’allarme: il gigante di Detroit dovrà sborsare altro denaro per ricapitalizzare la filiale europea Opel e trasformarla finalmente in società per azioni (Opel Ag).

Il tutto rientra in un patto siglato con i sindacati sul piano di ristrutturazione della disastrata Opel (tempo fa, c’era anche la possibilità che a comprarla fosse Fiat, a caccia di aziende da rimettere in sesto, come Chrysler): il nuovo assetto prevede anche tagli pesantissimi all’organico, ben 8.300. Ma chiaramente è necessario che Opel Ag, futura società per azioni, copra con i propri capitali le future esigenze patrimoniali.

E quanto manca per ottenere un’adeguata riserva? Secondo indiscrezioni, siamo sull’ordine dei 300 milioni di euro. Il fatto è che la Casa madre General Motors, nel primo semestre 2010, per il riassetto delle attività europee di Opel, ha già effettuato un’iniezione massiccia di capitali: 400 milioni di euro. Inoltre, General Motors ha già messo a disposizione prestiti per tre miliardi di euro: trasformando il debito in capitale, potrebbe andare incontro a una perdita economica.

Attenzione: nel caso la ristrutturazione non vada a buon fine, si potrebbero portare i libri in tribunale. In base all’accordo tra Opel e sindacati, i lavoratori parteciperanno ai futuri utili dell’azienda; in assenza di investimenti, General Motors indennizzerà i dipendenti nei prossimi anni.

Fra l’altro c’è anche l’incognita mercato: questo non è il momento migliore per quotare Opel in Borsa, viste le vendite in calo nel Vecchio Continente. Opel ha lo svantaggio di non vendere nei cosiddetti mercati emergenti, quali Cina, India e Brasile.

Comunque, il piano di General Motors è chiaro: secondo l’agenzia Reuters, GM ha presentato domanda di quotazione alla Securities and Exchange Commission con un documento di centinaia di pagine. Il Tesoro Usa e altri soci venderanno azioni ordinarie; General Motors emetterà azioni privilegiate con obbligo di conversione: la garanzia di GM è data dalla liquidità e dai titoli commerciabili per 31,5 miliardi di dollari, con un debito però di 8,2 miliardi a fine giugno. Il Tesoro Usa sarà ancora un azionista importante, influenzando nomine dei dirigenti e retribuzioni, senza considerare il peso nelle relazioni coi sindacati.

Ora, i documenti predisposti da General Motors, in vista del ritorno in Borsa, prevedono che l’intesa con i sindacati Opel avvenga entro fine di settembre, giusto in tempo per l’esordio di GM a Wall Street. La scommessa è aperta.




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