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Quando “il metano ti da una mano” e tu…gli prendi un braccio

Quando “il metano ti da una mano” e tu…gli prendi un braccio

Seat Leon TGI: a metano per risparmiare, ma sportiva come il resto della gamma.

Video  Seat Leon

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Tra i satelliti che gravitano attorno a Wolfsburg, ma potremmo dire nell’intero panorama automobilistico globale, Seat si distingue da tempo come il simbolo della passione che sboccia, della giovinezza a quattro ruote, in generale come il marchio d’elezione per tutti gli amanti della guida sportiva a costi “umani”. Valori che proprio Leon – compatta, aggressiva e qualitativamente oltre la media di categoria - incarna meglio di ogni altra collega di gamma. Ebbene, anche sostituendo alla controfigura iberica della Golf il menù tradizionale con una dieta meno calorica, Seat non perde la quintessenza della sua fama. Dimostrando che si può condurre un’esistenza da “leoni” pur rinunciando al quotidiano piatto di “carne”. Si può, ovviamente, a patto che Madre Natura (Mamma Volkswagen) ti regali un fisico bestiale. O un 1.4 Turbo da 110 cavalli.

Fuga di gas
Avendo la fortuna di sperimentare tra le prime i progressi compiuti in Germania dalla ricerca sui carburanti alternativi, la Leon a metano - nome in codice TGI, Turbo Gas Injection – mette in crisi i luoghi comuni e dimostra che per correre, alle soglie del 2015, non è più nemmeno necessario vuotare nel serbatoio la cara, vecchia tanica di benzina. Sosta settimanale alla solita stazione di servizio, addio. O meglio: sfruttando le sue proprietà ambivalenti, la TGI si alimenta sia a “verde”, sia a gas naturale. Ma in fondo, perché non sfruttare la possibilità di viaggiare a condizioni pressoché identiche risparmiando, allo stesso tempo, una quota di spesa corrente che si aggira attorno al 60%? Già: calcolatrice alla mano, percorrere 100 km a benzina costerebbe – ai prezzi oggi in vigore - circa 9 euro (5,3 litri/100 km). Mentre, passando al metano, il conto scende grossomodo a 3,50 euro (3,5 kg/100 km). Di questi tempi, una benedizione e non solo per le fasce deboli.

Il Leon ruggisce ancora…
A prescindere dalla variante a metano, la Leon di ultima generazione è complessivamente auto matura, completa, che al marchio intero indirizza una clientela più eterogenea rispetto al passato, e alla cui reputazione di compatta “bollente” la permutazione a gas non fa un graffio, anzi. Sul mercato ormai da quasi due anni, la terza edizione condivide assai pochi elementi con le antenate sia in senso estetico sia, soprattutto, dal punto di vista tecnico. È il frutto più saporito del nuovo corso Seat, fatto di uno stile e un tasso di tecnologia che plasmano un’identità tutta da esplorare. Con i suoi 4,24 metri di lunghezza, intanto, la Leon atto III risulta circa 5 cm più corta rispetto alla versione precedente, mentre il passo – quasi 6 cm più lungo – corre in soccorso delle proporzioni complessive e del comportamento su strada, consentendo di ridurre gli sbalzi e quindi di migliorare la stabilità della vettura. Nonostante misure longitudinali ridotte, la struttura intelligente ha permesso di aumentare lo spazio interno, sia nell’abitacolo che nel bagagliaio.

...e ci vede anche al buio
Integrandosi perfettamente nel profilo della vettura, la linea scolpita dei fari è uno dei principali elementi che contraddistingue il nuovo linguaggio stilistico della Leon. Per la prima volta nel segmento delle compatte, inoltre, un modello generalista offre i proiettori con tecnologia full Led, luci diurne comprese. I gruppi ottici anteriori a diodi luminosi illuminano la strada emettendo un fascio di luce che non affatica la vista, mentre i sensori intelligenti riducono l’abbagliamento dei veicoli provenienti in senso contrario. Proiettori hi-tech, quelli che adotta la “leonessa” spagnola, che non richiedono nemmeno particolare manutenzione, oltre a conferire al frontale un look senz’altro originale, distintivo.

Felino pronto al balzo
Le superfici della fiancata sfoggiano a loro volta tratti decisi e perfettamente modellati, sfaccettati. La caratteristica linea dinamica spezzata prosegue poi verso il posteriore avvolgendo i passaruota, mentre il montante posteriore trapezoidale e il terzo finestrino corto orientato verso l’alto chiudono il quadro restituendo un senso di slancio e di tensione. Il posteriore presenta infine un profilo deciso e si fregia di essere il primo a mostrare il nuovo logo Seat di ampie dimensioni, badge che funge anche da maniglia per l’apertura del portellone. Le luci leggermente cuneiformi sottolineano l’ampiezza della vettura, e come per i gruppi ottici anteriori sono disponibili a richiesta anche con tecnologia Led.

Semplicità sì, austerità no
Il design atletico e sportivo della Leon trova naturale continuità nell’abitacolo, ambiente dall’atmosfera semplice ma armoniosa, e dallo stile minimalista ma di buon gusto. La consolle centrale è ampia e funzionale, il quadro strumenti caratterizzato da finiture bicolore. Dettagli quali le ampie prese d’aria, i comandi del climatizzatore dall’utilizzo intuitivo e le modanature tridimensionali sottolineano inoltre l’alta qualità delle lavorazioni. I materiali risultano piacevoli al tatto su tutte le superfici, ulteriormente impreziosite da finiture cromate e – a seconda dell’allestimento - inserti in pelle. Anche interruttori, pulsanti e comandi a bordo si trovano esattamente dove ci si aspetta che siano. I quadranti degli strumenti sono di facile lettura e il sistema infotainment fa parte della dotazione di serie su numerose versioni. Il display del computer di bordo è al centro del campo visivo del conducente: a tal proposito la Leon, tra l’altro, porta al debutto la prima generazione di touchscreen (schermo da 5,8") con sensore di prossimità incorporato.

Mal di schiena, addio!
Tra interno porte e consolle centrale, nonché davanti e in mezzo ai sedili anteriori, contiamo in tutto dieci pratici scomparti portaoggetti e cinque vani richiudibili. Leggermente ribassati e di disegno sportivo, i sedili sono a loro volta equipaggiati di serie con dispositivo di regolazione in altezza, a beneficio così anche delle persone di alta statura. Durante la guida veloce essi forniscono un buon sostegno laterale, mentre sulle lunghe percorrenze la forma ergonomica dei profili in schiuma e l’ottimizzazione di molleggio e ammortizzazione dei cuscini in schiuma fredda provvedono ad assicurare un buon grado di comfort. Dal canto suo, la zona posteriore offre ampio spazio per spalle, ginocchia e testa a due passeggeri adulti: in tre si sgomita, ma si convive ugualmente.

Altolà, rumore
Grazie all’utilizzo di speciali materiali isolanti, inoltre, l’abitacolo vanta davvero un livello di comfort acustico da vettura di classe superiore. Il bagagliaio ha infine una capacità di 380 litri (ma solo 275 litri sulla TGI), esattamente 39 litri in più rispetto alla versione precedente. Lo schienale dei sedili posteriori può in ogni caso essere abbattuto con estrema facilità, liberando un piano di carico quasi completamente piatto che raggiunge i 1.558 millimetri e che porta così la capacità del vano bagagli a quota 1.210 litri. Rispetto alla precedente Leon, il peso complessivo è stato ridotto di 90 kg. Per raggiungere questo risultato, e al tempo stesso contenere i costi, materiali leggeri come il magnesio e la fibra di carbonio sono stati sostituiti con acciai ad alta e ad altissima resistenza. Si pensi che i soli elementi hi-tech in acciaio lavorato a caldo hanno consentito di ridurre il peso di 18 kg, pur garantendo una maggiore rigidità dell’abitacolo.

Viaggiare “a tutto gas”
“Zoomiamo” nuovamente sulla versione TGI: quasi impossibile, una volta in marcia, indovinare quale dei due combustibili stia di volta in volta bruciando nei quattro cilindri del 1.4 sovralimentato della Leon TGI, 110 CV di potenza da acciuffare alla soglia dei 5.000 giri/minuto, ma anche una coppia massima di 200 Nm disponibile sin da un regime di 1.500 giri/minuto. Che adotti la carrozzeria a due volumi (3 o 5 porte) o sia vestita da station wagon (Leon ST), che viaggi a gas oppure pasteggi a “senza piombo”, la sorprendente compatta spagnola sfiora dunque i 200 km/h di velocità massima (194 km/h) e stacca un crono di 10,9 secondi sulla distanza 0-100 km/h.

Ha studiato per la pista
Performance, quelle della Leon a gas naturale, che inoltre si avvalgono di un telaio reattivo e preciso, in pieno spirito Seat. La sospensione anteriore è di tipo McPherson con telaio ausiliario, mentre – come su tutte le motorizzazioni fino a 150 CV di potenza – al posteriore abbiamo sospensioni a barra di torsione (le versioni più potenti fanno invece uso di sospensioni multilink che gestiscono i carichi longitudinali e i carichi trasversali in modo indipendente). Il programma di controllo della stabilizzazione Esp è stato a sua volta ottimizzato, e pure il sistema frenante, anche se sollecitato a ripetizione, si dimostra all’altezza di una guida particolarmente “nervosa”. Vivace compatta, la Leon, che risponde ai comandi in modo rapido e preciso, consentendo di affrontare i tratti in curva in piena sicurezza e stabilità. Il rapporto del nuovo servosterzo elettromeccanico speed-sensitive consente da par suo una guida sportiva e grintosa, contribuendo in modo significativo anche all’efficienza poiché azzera il consumo di energia durante la marcia in rettilineo. Il diametro di sterzata è di soli 10,2 metri: una manna, quando si circola in città.

Chi la ferma più?
Riassumendo: la TGI merita tutta la stima del mondo in fatto di economia di esercizio (metano campione assoluto di “spending review”), prestazioni (altri tempi, quando a gas naturale si stentava a scalare una collina…) e qualità generale del prodotto. Seat e Volkswagen sono vasi comunicanti, serve ancora ripeterlo? Dovendo elencare qualche difetto, citiamo giusto un grado di visibilità che il design sportivo, in particolare la vetratura sottile, limita quando è necessaria una panoramica totale dei paraggi. Il navigatore è inoltre leggermente lento a caricarsi in fase di avvio. Piccolo miracolo, quello della Leon “gassificata”, che semmai si paga “una tantum” alle casse del concessionario: la TGI parte da 21.210 euro, vale a dire 2.230 euro in più della entry level a benzina (1.2 TSI). Che altro aggiungere? Certo, la bombola occupa spazio prezioso di bagagliaio, vano da soli 275 litri. Ma vuoi mettere guidare per 1.300 km – 400 km dei quali a metano - senza mai fermarsi?.




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