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Rca: altra legnata in arrivo

Rca: altra legnata in arrivo

Col federalismo fiscale, c’è un grosso rischio per gli automobilisti: le Province potranno variare del 3,5% l’aliquota. È presumibile che alzeranno l’aliquota dal 12,5 al 16%. Questo significa Rc auto più costose. Un guaio che si somma ai rincari recenti.

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Uno schiaffo tira l’altro. Non bastano i rincari delle Rca degli ultimi due anni, dovuti all’indennizzo diretto e alle Leggi Bersani, oltre che alle truffe; non è sufficiente quel tremendo +174% dal 1994 a oggi calcolato dalle associazioni dei consumatori; no, adesso potrebbe pure arrivare un giro di vite del Fisco.

È una conseguenza del federalismo fiscale, secondo cui gli Enti locali possono avere una maggiore autonomia decisionale in fatto di imposte. Ecco che il famoso 12,5% di tasse (senza dimenticare il 10% di contributo al Servizio sanitario nazionale e il 2,5% al Fondo di garanzia vittime strade) potrebbe variare del 3,5%. Lo decideranno le Province, libere di aumentare o diminuire la tassa.

Già, ma chi ci crede che le Province diminuiranno quella tassa? L’ipotesi più verosimile è che la tassa venga portata dal 12,5 al 16%. Servono soldi, specie in questo periodo. Oltretutto, le Province rischiano di non vedersi riconoscere i trasferimenti dalle Regioni per svariati milioni di euro. In buona sostanza, su 500 euro di Rca fissata dalla Compagnia (incluso il contributo al Fondo vittime), oggi ne sborsiamo 615 in totale; in futuro, rischiamo di pagare sino a 632,5 euro.

È davvero troppo. In Italia, la Rc auto è già sottoposta a un trattamento fiscale e parafiscale elevatissimo. Siamo a circa un quarto della Rca. Soglia sfondata con l’aliquota delle Province. Siamo ai vertici in Europa, purtroppo. Da valutare poi il modo in cui le Province useranno quel denaro. Per rifare le strade? Newstreet.it se lo augura...




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