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Ricorso Multa

Ricorso Multa

Rincara la tassa sul ricorso al Giudice di pace contro una multa ingiusta. E dal prossimo autunno la procedura burocratica potrebbe complicarsi ulteriormente: il rischio è di doversi adeguare al rito del lavoro, che richiede specifiche conoscenze legali.

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No, non basta la stangata del contributo unificato: ora servono 37 euro per fare ricorso al Giudice di pace contro una multa. Dopo la pausa estiva, da ottobre 2011, i politici potrebbero fare un’altra pessima sorpresa agli automobilisti. In due parole, una riforma potrebbe assoggettare al rito del lavoro le opposizioni al verbale di accertamento di violazione del Codice della strada (i ricorsi di primo grado) e le opposizioni a ordinanza-ingiunzione prefettizia (i ricorsi di secondo grado, dopo che il Prefetto ci ha già dato torto, raddoppiandoci l’ammenda). È quanto contiene quello che, al momento, è lo schema di Decreto legislativo basato sulla delega della Legge 69/2009.

Se ora si possono indicare nella lettera al Giudice di pace le ragioni per cui reputiamo illegittime le sanzioni, in futuro potremmo vederci costretti a essere molto più precisi: andrà specificato l’organo esatto contro cui ci si oppone. In definitiva, se ci arriva a casa la busta verde con la contravvenzione elevata dalla Polizia municipale, allora proporremo ricorso contro il Comune, indicandolo espressamente. Altro esempio: multati dalla Polizia stradale? È il ministero dell’Interno la nostra controparte.

E se non si è precisi al 100%, gli scenari sono apocalittici: ricorso non preso in considerazione e sanzione confermata dal Giudice di pace.

Altro guaio serio. Oggi la Cancelleria del Giudice di pace comunica a noi e alla controparte la data dell’udienza. In futuro, quando il Giudice ci comunicherà il giorno dell’udienza, saremo tenuti a darne l’annuncio proprio alla controparte. Una situazione un po’ paradossale. Un cittadino che avverte le istituzioni.

Certo, il legislatore si pone un unico compito: razionalizzare e semplificare. La tassa sul ricorso serve a far calare il numero di ricorsi, ma così rende invivibile l’esistenza del ricorrente. C’è uno sforzo per unificare in un unico rito i procedimenti attualmente regolamentati da differenti legislazioni speciali; però un automobilista non può destreggiarsi nel rito del lavoro come se fosse un principe del foro.

È tremendo pensare che un cittadino, dopo l’accertamento dell’emissione del provvedimento, faccia chiesta delle copie e notifichi il tutto all’amministrazione. Chi, come e quando tutto questo lavoro, lo stress e la perdita di tempo verranno risarciti?




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