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Sindacati FIAT a Pomigliano

Sindacati FIAT a Pomigliano

Ancora non si sblocca la trattativa fra il Lingotto, capitanato da Marchionne, e i sindacati. Il rischio, a questo punto, è che Torino levi le tende per trasferirsi all’estero e produrre la nuova Panda a costi molto più bassi che da noi.

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In origine fu Termini Imerese, lo stabilimento Fiat in provincia di Palermo che è prossimo alla chiusura. Uno stop alla produzione dovuto a malintesi fra il Lingotto e i sindacati, e in parte causato da qualche misunderstanding fra Torino e la stessa Regione Sicilia. Ormai è andata così, ma adesso c’è la fabbrica di Pomigliano d’Arco da salvare, con 16.000 famiglie che vivono brutte settimane.

È davvero il momento che tutte le parti coinvolte, dalle istituzioni ai sindacati, facciano uno sforzo per venirsi incontro. Anche perché, oltre a Pomigliano, in gioco c’è un’intera filiera automotive in Italia: lo stabilimento campano è ossigeno anche per l’indotto.

Occorre che il piano Fiat (include la produzione della nuova Panda nel sito napoletano) venga approvato dai sindacati: questo non significherebbe "calare le brache" di fronte a un presunto ricatto di Marchionne e della dirigenza torinese (se non accettate vado all’estero e produrre), ma dare un segnale forte al Paese. E cioè: chi rappresenta i lavoratori li tutela in pieno, essendo consapevole che in certi momenti c’è poco spazio per la contrattazione dura.

Arriveranno tempi migliori, in cui il sindacalista potrà avanzare maggiori pretese. A metà 2010, si deve accettare la propria condizione di lavoratore in epoca di crisi, con un tasso di disoccupazione giovanile al 30% e un Pil calato di oltre 5 punti in un anno. Di disoccupati da riassorbire ce ne sono fin troppi.




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