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Sosta vietata? In galera!

Sosta vietata? In galera!

La proprietaria di un’auto che aveva lasciato il mezzo in sosta vietata è stata condannata per omicidio colposo: la macchina aveva ostruito la visuale di un altro veicolo all’incrocio, che non aveva potuto evitare un motociclista. Morto sul colpo.

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Nel luglio del 2009, a Milano (via Castelbarco), una guidatrice di 22 anni, al volante di una Kia Picanto decide di parcheggiare l’auto in sosta vietata all’incrocio. Evidentemente ha fretta e non trova altre aree di sosta. Fatalità vuole che, di lì a poco, di notte, un imprenditore giapponese su Toyota Avensis, che procedeva a 25 km/h, non dà la precedenza (nonostante la segnaletica lo imponga) e investe un motociclista 29enne su Buell. Morto subito.

C’è da aggiungere che il centauro viaggiava a ben 91 km/h in città, col il limite di 50 km/h. Qualche giorno fa, e arriviamo subito all’oggi, il Giudice delle indagini preliminari, Luigi Varanelli, condanna la donna (che aveva lasciato l’auto in sosta vietata) con rito abbreviato a sei mesi di reclusione con la condizionale: concorso in omicidio colposo.

Il problema, infatti, è che la Kia Picanto della signora, in divieto di sosta all’incrocio, non ha concesso al giapponese di avere una perfetta visuale. Oltretutto, una seconda macchina, una BMW X3, in sosta vietata all’incrocio, ostruiva anch’essa la visuale; ma il proprietario del veicolo tedesco ha voluto essere processato con il rito ordinario. S’è verificato così un rinvio a giudizio omicidio colposo.

Non è certo la prima volta che il proprietario di una vettura in sosta la paga carissima. Se ci sono incidenti con lesioni fisiche importanti, o addirittura con decessi, è inevitabile che si vadano a cercare tutti i motivi del sinistro. Una specie di omicidio indiretto.

Analogamente, secondo la Cassazione (sentenza 7592/2011), se si parcheggia l’auto nel cortile condominiale, impedendo l’uscita di un’altra vettura di un altro condomino, e se volontariamente si causa disagio, si rischia la reclusione più il risarcimento dei danni in favore della costituita parte civile per il reato di violenza privata.

D’altronde le regole della circolazione sono molto complesse e delicate, anche perché basta un nonnulla per creare disagi o perfino gravi incidenti.




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