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Tata è ferma a 10 anni fa e non è solo colpa della Nano

Tata è ferma a 10 anni fa e non è solo colpa della Nano

Non soltanto a livello globale, ma anche e soprattutto in India, il suo mercato di riferimento.

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Tata non riesce a sfondare. E non soltanto a livello globale, ma soprattutto in quello che è il suo mercato di riferimento, l’India. Il Gruppo ha chiuso l’anno fiscale 2013/14 immatricolando nel Paese asiatico 138.455 veicoli, praticamente sulla stessa linea delle vendite realizzate dieci anni fa. In questo decennio, le immatricolazioni complessive del mercato sono praticamente triplicate. Come si spiega questo stallo? La causa principale è certamente il fallimento della “vision” Nano e del sogno dell’ex patron Ratan Tata di dare un mezzo economico alle popolazioni rurali del Paese.

La vettura super low cost (al momento della presentazione, 6 anni fa, Tata contava di venderne 500 mila l’anno) non ha mai attecchito rimanendo su volumi contenuti (il picco nel 2011/12 con meno di 75 mila esemplari) e costantemente al ribasso tanto che nell’ultimo esercizio ha di poco superato le 21 mila unità. E pensare che la low cost esce da una fabbrica, quella di Sanand, che ha una capacità produttiva potenziale di 250 mila vetture. Ma non può essere solo colpa della Nano se Tata è rimasta ferma a dieci anni fa. La Casa non è ancora riuscita ad organizzare in modo peculiare la sua rete distributiva locale e non è un caso che il Gruppo Fiat abbia deciso di non appoggiarsi più ai concessionari Tata per la sua offensiva indiana, pur continuando a produrre nel sito di Ranjangaon.




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