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Test Drive: Land Rover Discovery Sport

Test Drive: Land Rover Discovery Sport

66 anni, l’età giusta per la pensione oppure, quando passione e genetica lo consentono, il momento di dare una svolta alla propria storia.

Video  Crash Test Land Rover Discovery 2006

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66 sono giusto gli anni appena compiuti da Land Rover, mito sempre in grado di evolversi ed esaudire i desideri dei suoi fan. Target, stavolta, gli “incontentabili”. In soccorso di chi giudica la Evoque troppo piccina e una “Range” tradizionale troppo ingombrante, dai fradici boschi della campagna inglese spunta lei, la Land Rover per ogni occasione. Discovery “scala” la società “Land” e diventa vero e proprio brand: alla carrozzeria classica si affianca ora la variante “Sport”, sorellina atletica e compatta (4,6 metri scarsi di lunghezza anziché 4,8 metri) che nasconde tuttavia qualità non sospette. Nessun altro Suv di taglia media, limitatamente almeno al segmento lusso, può infatti ospitare all’occorrenza 7 passeggeri. La configurazione 5+2 costa 1.320 euro (su una base minima di 35.600 euro), e per conoscerne il successo non resta che attendere i primi risultati di vendita (per la cronaca, al 16 marzo i contratti già stipulati ammontavano a quota 1.244, tre quinti dei quali siglati da clienti al debutto assoluto nel mondo Land Rover). Sarebbe in ogni caso un errore misurare le virtù del Discovery Sport solo in base all’abitabilità, comunque ottima in rapporto alle dimensioni esterne e alla silhouette notevolmente ingraziosita.

“Mini-Land” a chi?
Tanto per cominciare, parliamo di un fuoristrada tutto d’un pezzo che condensa l’ultra sessantenaria esperienza del marchio e assai volentieri abbandona l’asfalto per sguazzare nel fango o arrampicarsi lungo infami e scivolose mulattiere: angoli di attacco e di uscita favorevoli, capacità di guado di 600 mm, monoscocca in acciaio ed alluminio che resiste anche ai terreni più sfidanti, infine la proverbiale trazione integrale Land Rover, disponibile sia in formato 4x4 permanente, sia a variazione continua Active Driveline per passare dalle due alle quattro ruote motrici a seconda della necessità. Il sofisticato sistema elettronico Terrain Response coi suoi cinque sottoprogrammi tematici (standard, erba/ghiaia/neve, fango & solchi, sabbia, dynamic), completa l’equipaggiamento di uno sport utility sexy ed elegante, il Discovery Sport, ma che sembra appena uscito da un “bootcamp” stile corpi d’elite.

Suv da slalom speciale
Il buon vecchio Discovery può ora insomma contare su una controfigura più dinamica e (si fa per dire) sbarazzina. Volumi, proporzioni ed assetto sono ottimizzati per il miglior impatto estetico, senza tuttavia compromettere la funzionalità e l'eccellenza ingegneristica per le quali il nome Discovery è conosciuto nel mondo. Con i suoi 4.590 mm di lunghezza, l'impronta a terra è 239 mm più corta, mentre il generoso passo di 2.741 mm conserva ampio spazio per le gambe e lo schema con le quattro ruote verso gli angoli del veicolo. Il risultato è un aspetto robusto con centro di gravità basso che evoca un'esperienza di guida più agile e completa. Dal canto loro, gli angoli avvolgenti ed eleganti riducono ulteriormente il peso visivo dello sbalzo anteriore. Fra gli altri particolari si segnalano infine il cofano a conchiglia e la classica griglia a due barre con maglie esagonali. Le superfici della scocca sono in generale pulite ed armoniose: piace soprattutto il disegno di un cofano che scende rapidamente, formando così un gradino pronunciato verso la linea di cintura, mentre il tetto leggermente rastremato verso il basso assegna alla vettura ancora maggior slancio.

Riflettori sul frontale
Il forte montante C è un altro degli elementi chiave: inclinato decisamente in avanti, termina appena prima delle cornici “Gloss Black” dei finestrini, favorendo anche il motivo grafico opzionale del tetto a contrasto. Efficace anche la nuova interpretazione dei fari, con il loro disegno sottile ed avvolgente e le luci diurne circolari divise in quattro quadranti a rappresentare i punti cardinali, e quindi il senso di avventura insito nel Dna Discovery. L’accattivante grafica dei fari è poi ripresa dai gruppi ottici posteriori, mentre i robusti paraurti denunciano la capacità della Discovery Sport di arrivare praticamente ovunque. Caratteristiche anche le prese d'aria a lama orizzontale confluenti nella scalfatura che percorre tutta la carrozzeria, così come le modanature a sbalzo degli archi passaruota sono un omaggio alla tradizione Land Rover. Al posteriore, le accurate estensioni interne dello spoiler ottimizzano infine il flusso d'aria. Per un'efficienza aerodinamica davvero eccezionale.

In 7 è meglio che in 5
La cabina è ben attrezzata e altamente configurabile: priorità allo spazio per la testa, le ginocchia e le spalle. Quattro livelli di allestimento: S, SE, HSE e HSE Luxury. A partire dalla SE, in particolare, la seconda fila di sedili è pieghevole e scorrevole, regolabile individualmente con suddivisione 60/40: lo spazio per le ginocchia arriva a 112 mm e quello per le gambe a 1.011 mm, quasi come a bordo di una Range Rover. In alternativa, si può aumentare la capacità di carico da 829 a 981 litri lasciando la seconda fila in posizione eretta. Grande attenzione è inoltre stata dedicata a contenere gli ingombri degli impianti elettrici: cavi e moduli risparmiano al massimo lo spazio, ad esempio scorrendo all'interno dei pannelli laterali del vano di carico. Primato di segmento è dunque la configurazione 5+2. I due seggiolini di terza fila sono comodi e facilmente accessibili, oltre ad essere totalmente ripiegabili con il gesto di una mano. Da sottolineare infine come gli inquilini della seconda fila siano seduti “a stadio”, più in alto di 50 mm rispetto ai passeggeri anteriori. Mentre il pianale del bagagliaio è il più in basso possibile per aumentarne la capacità e facilitare le operazioni di carico/scarico.




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