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Venditori auto, è crisi

Venditori auto, è crisi

L’allarme lanciato da Federauto: vendite delle macchine in calo del 26% a luglio 2010 sull’analogo mese del 2009. La Federazione italiana dei concessionari d’automobile chiede un intervento del Governo, sotto forma di incentivi all’acquisto dei veicoli.

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Già l’Unrae (l’associazione che raggruppa le Case estere) aveva avvertito mesi fa: servono incentivi governativi a favore della rottamazione delle auto vecchie, e con contemporaneo acquisto di macchine nuove. Senza i bonus, il mercato rischia il crollo. Adesso arrivano, purtroppo, le conferme, per bocca della Federauto (Federazione italiana concessionari auto di tutti i brand commercializzati nel nostro Paese). Che fa un parallelo importante: "Negli Usa, il presidente Obama visita lo stabilimento Chrysler ed elogia Sergio Marchionne (il numero uno di Fiat) che riceve, nel contempo, consensi dagli operai. Obama si spinge a rivendicare di aver varato la legge sulla rottamazione". Una legge che ha salvato almeno 100.000 posti di lavoro, permettendo nel contempo di realizzare auto e camion: consumando meno ci porteranno verso un futuro di indipendenza energetica.

"In Italia è il contrario", ci spiega Filippo Pavan Bernacchi, presidente della neonata Federauto (già Federaicpa), l’associazione dei concessionari d’auto. Il numero uno dei concessionari italiani spiega che, secondo le loro stime, oramai molto precise, luglio consuntiva un calo del 26%. "Un vero disastro". Questo dato si avvicina molto alla realtà perché sembra che i principali Costruttori abbiamo tolto il piede dalle vetture a chilometri zero: queste tiravano su le vendite. Infatti, secondo Bernacchi, non si può continuare all’infinito a autoimmatricolarsi vetture per dimostrare dati di quota non veritieri. E infatti il mercato a privati, quello non inquinabile da autoimmatricolazioni, vede una flessione attorno al - 30%.

Il guaio, sostengono i concessionari, è che si continua così oramai da qualche mese nell’indifferenza del Governo. Pavan Bernacchi precisa: "Servirebbe che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, prendesse in mano la situazione". Due le strade. Uno: rinnovare i bonus pluriennali per svecchiare il parco auto e incentivare le vetture a basso impatto ambientale, specie quelle alimentate a gas Gpl e metano. Due: varare una politica seria per riallineare la tassazione delle vetture aziendali agli altri Paesi europei. C’è una differenza enorme a sfavore dell’Italia e le poche aziende che potrebbero acquistare auto, veicoli commerciali e industriali, sono costrette a mantenere i propri parchi, anche obsoleti, non sicuri e inquinanti.

Oramai il trend post-incentivi (visto che nel 2009 invece c’erano) è confermato: lo Stato introiterà due miliardi di euro di imposte a vario titolo in meno. Altro problema inevitabile: i concessionari devono agire sui costi del personale sopprimendo 15.000 posti di lavoro, cui se ne aggiungeranno almeno 30.000 dell’indotto. Un effetto domino di cui nessuno conosce le esatte dimensioni.

Gli incentivi avrebbero altri effetti positivi: oltre alle imposte sulle auto aggiuntive, ci sarebbe un riduzione delle spese mediche legate alla cattiva qualità dell’aria e la diminuzioni di morti e feriti per gli incidenti stradali. Inoltre, ci sarebbe un minor ricorso agli ammortizzatori sociali che stanno drenando molte risorse statali. Questo si otterrebbe, come dice Obama, incentivando l’acquisto di auto che consumano e inquinano meno, e sono molto più sicure con dotazioni moderne come le scocche a deformazione progressiva, l’Abs, il controllo di stabilità Esp e gli airbag.

Delicatissima la questione Fiat. Perché resti in Italia, secondo i concessionari, serve un atteggiamento totalmente diverso di certi sindacati. In questo momento produrre in Europa non conviene più e tutti stanno smobilitando gli stabilimenti italiani per delocalizzare. Il rischio, vista l’intransigenza di certi sindacati, è di avere contratti vantaggiosi, ma per pochissimi.

La partita fra, da una parte, chi chiede incentivi, e, dall’altra, il Governo s’è appena aperta e durerà sino al termine del 2010; ma pare probabile che anche nel 2011 l’Esecutivo mantenga la linea del no, soprattutto per evitare di drogare il mercato.




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