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Via la Panda da Pomigliano, forse!

Via la Panda da Pomigliano, forse!

Nello stabilimento campano di Pomigliano d’Arco, il 64% dei lavoratori ha detto sì al piano Fiat. Che però si aspettava un plebiscito. Per questo, il futuro della nuova Panda è più in bilico che mai. Forse è in arrivo una Newco per il sito napoletano.

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C’è un dato ufficiale: 64 lavoratori su 100 dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco (Napoli) hanno approvato, attraverso un referendum, il piano produttivo del Lingotto. E c’è un comunicato dello stesso Gruppo di Torino, che specifica come l’azienda apprezzi il comportamento delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori che hanno compreso e condiviso l’impegno e il significato dell’iniziativa di Fiat per dare prospettive allo stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano.

La stessa Fiat, inoltre, ha preso atto che non è possibile trovare condivisione da parte di "chi sta ostacolando, con argomentazioni pretestuose" (sono parole del comunicato del Lingotto), il piano per il rilancio di Pomigliano. Sempre a livello ufficiale, Fiat lavorerà con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilità dell’accordo al fine di individuare e attuare insieme le condizioni di governabilità necessarie per la realizzazione dei progetti.

Da registrare le dichiarazioni del segretario generale della Uilm Campania, Giovanni Sgambati, il quale apprezza il comunicato di Fiat, che spazza via ogni preoccupazione sull’impegno del Lingotto nel sito napoletano. Adesso, secondo Sgambati, l’obiettivo è affrontare con la Fiat tutte le questioni necessarie per far sì che il lavoro riprenda, perché senza occupazione "non ci sono nemmeno i diritti".

Queste le prese di posizione ufficiali. Ma poi esistono le indiscrezioni e i relativi timori, più o meno confessate da chi a Pomigliano lavora. Anzitutto, c’è lo spettro che Fiat possa far produrre la nuova Panda all’estero: a Tychy, in Polonia, dove già si fanno la 500 e l’attuale Panda. L’altra paura è che il Gruppo torinese crei una Newco (New company): un nome generico e transitorio assegnato a una nuova azienda che sorgerà da una ristrutturazione, che prevederebbe il taglio dei rami secchi. A distanza di tempo dalla creazione della Newco, questa prenderebbe il nome definitivo. In passato, nel nostro Paese, c’è stato l’esempio della Newco che racchiudeva solo la parte sana dell’Alitalia.

L’ipotesi è che i lavoratori e sindacati favorevoli al piano Fiat (votato nel referendum) vengano riassunti in una Newco. Composta grosso modo da due terzi degli operai attuali.

In gioco ci sono i 700 milioni di euro che Fiat dovrebbe destinare a Pomigliano d’Arco: prima di mettere mano al portafogli, il Lingotto vuole avere garanzie serie.




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