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Volkswagen CC prova su strada

Volkswagen CC prova su strada

La CC non costa poco e non corre, ma se vale ancora la massima secondo cui un’auto si acquista “di pancia” più che con la calcolatrice conquisterà il cuore di molti

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CC sta a Volkswagen come A5 sta ad Audi. Proprio così, è con una proporzione dalle tinte forti che introduciamo la coupé a 4 porte con la quale Wolfsbug, da quasi un anno, ha dato seguito alla prima serie di Passat CC. La cui erede, come si può notare, sin dal nome intende tuttavia affrancarsi dalla berlina dalla quale prende le mosse. CC come “Comfort Coupé”, suggeriscono dal Gruppo. Ma anche – ci viene in mente – “Cavalchi Comodo”, “Costi Cara”, infine “Corri Cauto”. L’acronimo CC si presta insomma a una vasta - e potenzialmente infinita - serie di interpretazioni, ognuna delle quali trova comunque nella realtà un riscontro incontestabile. Sia in senso positivo che alla voce dei difetti. Perché se è innegabile che la versione più artistica della Passat sa come sedurre irrimediabilmente lo sguardo delle sue possibili vittime, e come ripagarle in termini di affettuose attenzioni una volta che il contratto sia nero su bianco, è pur vero che la CC non costa poco e non ama la guida frettolosa in modo esattamente viscerale. Ma se vale ancora la massima secondo cui un’auto, anche in tempi di vacche magre, si acquista “di pancia” ancor più che con la calcolatrice in mano, allora l’oggetto del nostro test non lascerà indifferente una larga, ma molto larga, fetta di automobilisti.

Mazze da golf, ma non è la Golf
Cosa è cambiato rispetto all’esordio, datato 2007? A parte un dettaglio di marketing come il nome proprio, poco o nulla, verrebbe da dire. Ma quel poco racchiude in sé un alto peso specifico, a dimostrazione che di un’auto contano i dettagli forse ancor più della panoramica d’insieme. Se dunque l’occhio distratto farebbe confusione tra prima e seconda generazione, a un approccio analitico non sfuggiranno invece il processo di cromatura al quale sono stati sottoposti i tre listelli della griglia frontale, il ritocco al rialzo del “corpo” del caratteristico logo Volkswagen (ora un “disco” a prova di cieco), la superficie intera del cofano lievemente rimodulata, infine la coppia di listelli satinati che delimitano il bordo inferiore dei fendinebbia e che, come auspicato dall’equipe di disegnatori guidata da Klaus Bischoff, ricordano due mazze da golf. Questo per quanto riguarda la sezione anteriore: ruotando la vettura di 180°, l’unico fattore di discontinuità riguarda casomai l’adozione della tecnologia Led a beneficio delle luci posteriori. Tutto qui. Qualche accorgimento per lustrare l’immagine di un prodotto che, rispetto alla Passat berlina, intende posizionarsi in una nicchia di mercato di maggior lusso. “Auto che vince non si cambia”, dunque, anche quando il concetto di vittoria è legato più a un discorso di prestigio che di vendite in senso stretto. E in fondo, come insegna la Storia, se esiste un marchio restio alle rivoluzioni stilistiche esso è proprio “Dame Volkswagen”.

Phaeton, attenta!
Apriamo la portiera (senza cornice, molto bella a vedersi) e andiamo alla ricerca di eventuali novità interne: bastano pochi istanti per realizzare tuttavia che la nostra sarà una battuta di caccia deludente, visto che l’unico elemento degno di essere marcato sul taccuino è un orologio analogico incastonato a monte della consolle centrale, tra navigatore touch screen e bocchette di ventilazione. Un velato messaggio alla Phaeton, forse, dalla quale il quadrante è stato letteralmente “scippato”? Tutto il resto è un film già visto, con plastiche di ottima qualità e inserti in alluminio spazzolato nella parte di attori protagonisti. Per quanto la CC risulti quindi pressappoco un clone del modello che un lustro fa ha inaugurato la serie di coupé 4 porte Volkswagen, vale in ogni caso la pena di descriverne le sembianze. Dalla lunghezza (invariata) di 4,80 metri, la larghezza di 1,85 m e l’altezza di 1,41 m, la nostra candidata rispecchia anche nelle dimensioni un mezzo di trasporto che alle virtù esteriori coniuga una marcata vocazione pratica, con spazio a bordo sufficiente per cinque adulti e un bagagliaio che da una “coupé” non ti aspetteresti mai. Già, il vano di carico, autentico valore aggiunto della CC: in tutto fanno 532 litri, inoltre il ribaltamento completo (rapporto 60:40) dei sedili posteriori è ora azionabile attraverso comode leve alloggiate sotto la cappelliera. Da una costola di “sorella” Passat è inoltre stato sviluppato il sistema Easy Open, optional fornito a 640 euro in combinazione col Keyless System: si accenna un “calcetto” al paraurti posteriore e come per magia il portellone si solleva automaticamente. Non che maneggiarlo artigianalmente richieda una dose insopportabile di fatica o particolari doti intellettuali: per come esso scorre con dolcezza e precisione, anche una manovra “da terra” come l’apertura della quinta porta si dimostra un piacere.

Seduti, grazie
Un passo indietro alla linea generale: la CC è dopotutto nient’altro che una Passat dal tetto che, arretrando, spiove in modo più marcato. Questa soluzione, oltre a rendere più armonioso il profilo laterale, complica però l’accesso alla seconda fila di sedili. Salire e scendere dal divano posteriore necessita infatti di un surplus di perizia: specialmente i passeggeri più alti rischiano di colpire il padiglione con la nuca. Ciò non toglie che il grado di comfort una volta raggiunta la posizione a bordo sia degno di un’ammiraglia, con piedi e ginocchia liberi di ruotare in ogni direzione. Quanto all’altezza interna dell’abitacolo, essa è ben superiore a quanto il design degli esterni lascerebbe supporre: 949 mm nella parte anteriore (955 mm con tetto scorrevole panoramico) e 930 mm in quella posteriore (922 mm nella versione a 5 posti). Il giudizio circa l’abitabilità nello scompartimento dietro va però quantomeno mitigato nel caso gli inquilini salgano a quota tre: si sgomita un po’, anche nell’eventualità la vostra CC sia equipaggiata con divano specifico per tre persone. I sedili anteriori sono dal canto loro di matrice sportiva e regolabili elettricamente: anche chi guida troverà certamente l’assetto più consono al suo stile, basta che dedichi qualche secondo a smanettare coi tasti ai piedi della seduta. Sempre di serie sono inoltre i nuovi appoggiatesta con regolazione in senso orizzontale (si estraggono in avanti) oltre che in altezza.

Silenzio, parla Volkswagen
Un netto salto in avanti la CC lo compie anche sotto il profilo dell’insonorizzazione: gli ingegneri hanno perfezionato l’acustica di bordo grazie a una protezione sottoscocca a elevata efficienza, a gusci dei passaruota in materiali ottimizzati sotto il profilo acustico e a un supporto del cambio ulteriormente migliorato. Il parabrezza è poi dotato di serie di una pellicola fonoassorbente aggiuntiva: a richiesta, i cristalli laterali anteriori possono essere a loro volta ricoperti da tale pellicola. Passiamo al fronte sicurezza: la CC monta di default il sistema di riconoscimento della stanchezza del guidatore (Fatigue Detection), soluzione che registra un’eventuale diminuzione della concentrazione richiamando l’attenzione con un segnale acustico e un messaggio nella strumentazione (tazzina di caffè), il Side Assist Plus con Lane Assist (opzionale, segnala la presenza di veicoli nell’angolo cieco e supporta il guidatore mediante interventi sullo sterzo), il Dynamic Light Assist (regolazione dinamica degli abbaglianti) e il riconoscimento della segnaletica stradale basato su telecamera, esso pure “sceso” a dar man forte dalla Phaeton.




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