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Volvo V40 – Pedestrian Airbag Technology

Volvo V40 – Pedestrian Airbag Technology

Berlina, coupé, segmento A, B, C? forse Crossover? La nuova Volvo V40 è tutto questo e forse anche di più. Il punto di forza si chiama però Pedestrian Airbag Technology ...

Video  Volvo V40: l’auto davvero sicura!
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Migliaia di grafici costruiti da esperti di marketing e un bisogno ancestrale di classificare ogni oggetto che incontriamo lungo il percorso, ci hanno abituato a dividere anche i modelli di automobili per carrozzeria (berlina, coupé, etc.), dimensioni (segmento A, B, C…), prestazioni (ordinarie, sportive, supersoniche). E con “lei”, come la mettiamo? Già, dovendo scegliere a quale sottoinsieme indirizzare Volvo V40, il vecchio schema va subito in crisi. Basta guardarla: non è né carne, né pesce. Eppure, piace. Quindi, chi ha ragione? E tra inventarsi l’ennesima nicchia di mercato o giudicare la nostra candidata per ciò che è, senza farsi condizionare da arbitrarie generalizzazioni, preferiamo di gran lunga la seconda opzione. Dopotutto, se lo merita. Ancor prima che in materia artistica, dinamica e commerciale, la V40 2012 si gioca il successo nel campo della sicurezza, territorio che i suoi creatori – beneficiando di una tradizione pluridecennale - hanno esplorato e misurato in un senso e poi nell’altro, e nel quale dunque lei può legittimamente aspirare a stendere la tenace concorrenza.

Volvo salva-pedoni
Dunque Volvo, per usare una metafora, è convinta di poter fare secco il nemico salvando la pelle al… pedone. Alias, Pedestrian Airbag Technology, cioè l’ultimo ritrovato in fatto di salvaguardia degli utenti deboli della strada. In parole povere, un vero e proprio airbag esterno, per ciclisti, pedoni, bambini imprudenti. Dal Nord Europa scende un assalto all’elite del mercato a colpi di elettronica di bordo, chi la spunterà? Nulla è scontato, perché dalle parti di Audi A3 e Bmw Serie 1 fa ora la sua comparsa una svedese di quelle audaci, alla Anita Ekberg de “La dolce vita”, per intenderci. L’attrazione che il volto, i fianchi, la cultura della V40 seconda maniera stanno esercitando sui maschi italiani da settembre, cioè dall’atterraggio in Italia del suo volo Scandinavian Airlines (Business Class, of course), alle primedonne del segmento C rischia in realtà di complicarla sul serio, la vita. Volvo affida a questa compatta 5 porte dall’infallibile gusto nordico e il coefficiente di sicurezza più elevato della categoria la mission di sostituire non un modello solo, bensì addirittura tre: addio in un sol colpo a C30, S40 e V50, vale a dire all’intero – superato - basso di gamma di Goteborg, benvenuta V40, auto simbolo del nuovo corso cinese (Geely l’attuale proprietario) sposato da Volvo un paio d’anni fa.

VVV: Volvo-V40-Very expensive
Ma su quali leve poggia, oltre al jolly della sicurezza passiva, la crossover scandinava (e chiamiamola crossover…) per spodestare le altre “Premium Hatchback” (chiamiamole così…) di sangue germanico, compresa l’odierna Mercedes Classe A (aggiungiamoci anche la “neolatina” Giulietta)? Non sul prezzo, uguale o superiore ai 24.450 euro nel caso dell’offerta a benzina (si spazia dal 1.6 T3 da 150 CV al 2.5 T5 5 cilindri in linea da 254 CV), con la rosa a gasolio (dal 1.6 D2, 115 CV, al 2.0 D4, 177 CV) dalla quota di attacco di 500 euro superiore. Cifre forse inferiori, considerato tutto, alle somme richieste per mettersi in garage una Stella a Tre Punte o un’Elica Bianca e Blu, ma non abbastanza popolari da far concorrenza alle alternative generaliste. Quanto allo stile, a quel profilo filante arricchito da astuti particolari come le toniche “fossette” alla base dei vetri, l’oggetto della nostra analisi – lungo 4,36 metri, largo 1,80 m e alto 1,42 m - si difende invece egregiamente.

Tribute to P1800
Il classico cofano a V, sempre così uguale eppure sempre interessante, risulta ulteriormente enfatizzato da linee audaci ed espressive. La griglia lucida è bassa e larga e conferisce all'auto un’espressione sportiva, con una forte impronta a terra. Dal canto suo, il taglio inferiore è caratterizzato sugli angoli da dettagli scolpiti nella carrozzeria – che non solo aggiungono personalità alla vettura, ma convogliano il flusso dell'aria in modo tale da migliorarne le caratteristiche aerodinamiche - e si estende da un passaruota all'altro. Le particolari luci DRL (Daytime Running Lights) sono posizionate negli angoli in basso anteriormente e si allungano verso l'alto in una linea sfuggente rispetto al frontale. La sagoma "a lama" dei proiettori anteriori crea a sua volta una incisiva linea luminosa che fende il buio come una torcia. Un'onda in movimento, è l’immagine poi richiamata dalla larga linea di cintura che parte dai fari anteriori e si allunga verso la sezione posteriore. Una volta raggiunta l'estremità della portiera posteriore, la linea si curva a formare un disegno già visto: l’eredità è infatti quella della leggendaria P1800. La silhouette culmina infine in un retrotreno dal disegno a modo suo dinamico, caratterizzata da gruppi ottici posizionati in alto e che seguono la curvatura della linea di cintura. Anche la linea del tetto accentua l'impressione di automobile protesa in avanti, pronta a scattare. Il portellone posteriore dal taglio esagonale, introdotto per la prima volta sulla C30, è inoltre un buon esempio della lunga tradizione di innovazioni stilistiche introdotte negli anni dal marchio scandinavo.

Spilungone vade retro
Qualità e design degli interni, dove il family feeling risiede nella classica plancia fluttuante e il quadro strumenti digitale cambia grafica a seconda dell’allestimento, non tradiscono a loro volta il ricercato minimalismo Volvo. Elegante anche lo specchio retrovisore “scontornato”. L'ampio quadro strumenti, insieme alla linea fluida delle portiere, trasmette la sensazione di trovarsi in un'auto spaziosa e di dimensioni ben più grandi. L’intera architettura dell’abitacolo è dopotutto stata progettata per offrire a chi guida e ai passeggeri un'atmosfera ariosa e rilassante, dal gusto squisitamente nordeuropeo. Unico neo, l’accesso al divano posteriore: non adatto a persone di statura elevata. Sconsigliabile, tra l’altro, sostenere lunghi trasferimenti a pieno carico: in seconda fila si convive serenamente finché si è in due, un terzo inquilino rischia di esasperare gli animi. La scelta di colori e materiali esalta comunque il senso di lusso creato dall'eccellente livello di qualità e lavorazione artigianale.

Volvo, for life
Per equipaggiamento e tecnologia, invece, la V40 si aspetta senza mezzi termini di trafiggere quanti più cuori possibili. Proprio il servizio di airbag concepito per mitigare l’infortunio del malcapitato passante, progettato per fuoriuscire tra cofano motore e parabrezza in caso di collisione, dell’intero dossier rappresenta il “plus”, l’ennesima anteprima mondiale – dopo altre misure che hanno fatto scuola - di cui fregiarsi. Breve estratto sul Pedestrian Airbag: sette sensori integrati nella sezione anteriore della vettura trasmettono segnali a un’unità di controllo. Quando l’auto viene a contatto con un oggetto, i segnali trasmessi cambiano. L’unità di controllo valuta i segnali in arrivo e se registra quello che interpreta come un arto umano, l’airbag viene attivato. Ciascuno dei cardini del cofano è dotato di meccanismi di sgancio pirotecnici che, in caso di attivazione del sistema, estraggono un perno e sganciano il retro del pannello del cofano. Contemporaneamente, l’airbag viene attivato e comincia a riempirsi di gas. Mentre si gonfia, solleva il cofano. Quest’ultimo si alza di dieci centimetri complessivamente e rimane nella posizione sollevata. Lo spazio aggiuntivo che viene a crearsi fra il cofano e i componenti rigidi all’interno del vano motore consente al cofano di deformarsi, creando un effetto ammortizzante quando viene urtato da un pedone. Quando è gonfio, l’airbag copre l’intera rientranza in cui sono alloggiati i tergicristallo, circa un terzo del parabrezza e la sezione inferiore dei montanti A. L’intera sequenza, da quando il sistema viene attivato a quando l’airbag è completamente gonfio, richiede qualche centesimo di secondo appena. Il sistema si attiva a velocità fra i 20 e i 50 km/h. Per inciso, il 75% di tutti gli incidenti che coinvolgono i pedoni avviene a velocità fino ai 40 km/h.

Sicurezza a 360°
Detto questo, chiudiamo il capitolo augurandoci di non assistere mai e poi mai a un Pedestrian Airbag in azione. Ma non è finita qui: la dinamica entry level dell’indice Volvo è anche l’auto che importa in territorio “Golf & dintorni” proprietà sin qui circoscritte al mondo del lusso. Come il City Safety, il celebre radar antitamponamento ora attivo fino ai 50 km/h. O il Pedestrian Detection, specifico per frenare automaticamente dinnanzi a un pedone. In più, ecco il sistema di mantenimento della corsia di marcia (Lane Keeping Aid) con coppia di sterzata supplementare, una versione potenziata del Blis (Blind Spot Information System), oggi in grado di monitorare qualsiasi veicolo in rapido avvicinamento, infine l’Adaptive Cruise Control con Distance Alert che modula la velocità della vettura – fino all’arresto completo - in funzione dell’andatura dell’auto che precede. Utile invenzione è pure il Cross Traffic Alert: per uscire in retro da un posteggio a pettine, fai a meno del parcheggiatore. Utile soprattutto a causa di un lunotto posteriore assai bello da vedere ma poco pratico per scrutarvi i dintorni attraverso: piuttosto piccolo e piuttosto in alto.

Chi va piano...
I sondaggi danno per favorita la combinazione D2 Momentum, bassissimi consumi (27 km/l) e un tenore di emissioni (94 g/km CO2) a misura di ecoincentivi. Niente di esaltante in chiave sportiva: i 115 CV del 1.6 turbodiesel sono sufficienti ad assecondare una guida rilassata, ma non aspettatevi miracoli se avete fretta e progettate sorpassi al fulmicotone. Riprese e allunghi, semmai, sono il pane del 5 cilindri in linea 2.5 turbo benzina T5, 250 km/h di velocità massima e 6,5 secondi sullo 0-100 km/h, raggiunti snocciolando le marce attraverso il puntuale cambio automatico Geartronic. L’assetto? Calibrato per potenze anche superiori, tant’è che provocare l’intervento dell’Esp richiede di dare fondo alla propria trasgressione. Sterzo sensibile e preciso, silenziosità infine che sembra clonata dalla tundra lappone. Sul nostro mercato la “gelida” V40 potrà anche ricevere un’accoglienza tiepida, non fosse altro per ragioni di brand loyalty che vedono avvantaggiati i maestri tedeschi. Ma a chi, tentato dalla scelta, si chiede “perché Volvo”, lei ribatte “perché no”.




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