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Mini Roadster:  prova su strada

Mini Roadster: prova su strada

Ha il look da toy-car e basta lasciarla parcheggiata per accorgersi che tutti gli sguardi sono per lei. Le prestazioni? scopritele nel nostro test drive!

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Ha il look da toy-car, proprio come la ‘gemella diversa’ coupé: Mini Roadster è la prima, vera, spider nella lunga tradizione della vetturetta creata oltre mezzo secolo addietro da Sir Alec Issigonis e rivisitata, undici anni fa, dal colosso tedesco Bmw. Con la versione a tetto rigido condivide meccanica, tecnica e virtuosismi. Sul terzo volume appena accennato entrambe installano lo spoiler attivo, fuoriesce a comando o automaticamente superati gli 80 orari, per ‘piantarsi’ a terra come si confà a un’auto sportiva. In fondo il sesto elemento, è la sesta variante in gamma, ha nei tratti e nei modi una predilezione speciale per la velocità. Tecnicamente infatti è la più sportiva fra tutte le Mini, specie nell’accezione John Cooper Works da 211 cavalli. Si tratta di fatto di un’auto-vezzo, trattandosi di una due posti secchi senza (praticamente) neppure un po’ di spazio dietro i sedili. È quindi una vettura scaccia crisi, perché una Mini così serve solo ad appagare il desiderio di continuare a giocare con le macchinine, anche quando si cresce e le automobiline non sono più di latta ma assumono la funzione di auto tout court. Non serve a granché ed è costosa, la qualità Mini si paga (sempre) ma, ai detrattori, si potrebbe replicare che questo non è un modello da grandi numeri: in Italia si traducono in un centinaio di vetture previste all’anno.

Una toy car che si rispetti si può concedere anche qualche vezzo stilistico, per accrescere il fascino ed esaltarne l’aspetto ludico. La capote per esempio è in tessuto, senza imbottiture, ad apertura manuale. Troppo? In listino c’è anche l’apertura elettrica ma, questa, svilisce un po’ il concetto ‘duro e puro’. Ci sono i doppi roll-bar in acciaio inossidabile lucidato, ben in vista dietro i sedili e se la colorazione per la coupé prevede il tetto colorato in contrasto con la carrozzeria, la Roadster arreda il cofano con le strisce in contrasto cromatico, come le sportive di una volta. Per la verniciatura esterna si sceglie tra due tonalità non metallizzate e sei metallizzate, da sommare a tre varianti di strisce sportive per il cofano motore, il cofano bagagliaio e la parte posteriore.

Il linguaggio formale del capitolato di progettazione recita una sportività enfatizzata nel telaio dai tipici sbalzi corti della carrozzeria, con le ruote a spingere agli estremi del perimetro, una scocca che poggia solidamente sugli assi, tre volumi. Come accennato infatti, con questi due modelli debutta l’inedito accenno di terzo volume al posteriore, il cosiddetto three-box-design con il bagagliaio che spicca marcatamente dal corpo vettura. Equilibrata e armonica nelle proporzioni ha linee eleganti e slanciate, montanti fortemente inclinati, una linea leggermente ascendente e la coda bassa. Rispetto alla Mini Cabrio tradizionale, quella mutuata dalla versione hatchback, l’altezza scende di 20 millimetri (lunghezza: 3.734 millimetri, larghezza: 1.683 millimetri, altezza: 1.390 millimetri) e, sorpresa, il bagagliaio in controtendenza cresce. Sacrificare i due posti posteriore equivale ad aumentare il volume di carico a 240 litri, quindi c’è tutto lo spazio tanto per una ‘spesa’ abbondante che per una fuga dalla città nel week end con tutto il necessario. Il sistema di carico passante tra abitacolo e bagagliaio è un’esclusività nel segmento delle Roadster compatte: la paratia tra abitacolo e bagagliaio è apribile e dispone di una serratura, così il guidatore e il passeggero hanno la possibilità di prelevare oggetti dal bagagliaio anche durante la guida. Borse, bevande, CD, mappe, etcetera.

La vettura si presenta estremamente bassa, posizionandosi così come rappresentante della marca MINI d’indole particolarmente sportiva. Nello specifico, spiccano la calandra esagonale del radiatore e i grandi gruppi ottici circolari; inconfondibili stilemi di design con i quali gli elementi della sezione frontale della Mini classica, l’originale, sono stati interpretati in una chiave nuova e contemporanea fin dal lancio della prima Mini-Bmw. I lampeggiatori direzionali sono integrati nei proiettori, sotto i quali sono state ricavate le nuove cornici tridimensionali delle luci di posizione e dei fari fendinebbia. L’intera zona della minigonna anteriore è stata adattata all’immagine sportiva della vettura e si presenta più larga e marcata. L’esecuzione della griglia cromata del radiatore è identica a quella applicata alla versione Cooper S, la sezione interna della calandra è dotata però di lamelle nella tinta della carrozzeria per distinguere già a prima vista la Roadster dagli altri membri della famiglia.




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