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Pneumatici lisci: guai della crisi

Pneumatici lisci: guai della crisi

La recessione può portare gli automobilisti a trascurare le condizioni delle gomme, viaggiando con pneumatici lisci: lo dimostra anche una ricerca di Assogomma, Federpneus e Polizia Stradale in cinque Regioni italiane. Il rischio incidenti è più elevato.

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È l’unico punto di contatto con la strada, ma in troppi se ne dimenticano: parliamo degli pneumatici. Che sono stati al centro di uno studio, da parte di Assogomma, Federpneus e Polizia Stradale, in cinque Regioni italiane (Trentino Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Puglia), nei mesi di aprile, maggio e giugno 2010. Si tratta di Regioni non scelte a caso: dal punto di vista morfologico e del traffico, rappresentano adeguatamente la realtà dei mezzi in circolazione sulla nostra rete autostradale. In totale, 10.000 controlli sullo stato delle gomme di vetture, mezzi pesanti per trasporto merci e persone, mezzi commerciali per il trasporto leggero, camper. I risultati dell’indagine sono stati elaborati a cura della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Firenze.

Ma veniamo ai numeri. È vero che, su 5.000 vetture controllate, si è dimezzato il numero di auto con pneumatici lisci rispetto al 2003 (il Codice della strada prevede che il limite di profondità del battistrada sia superiore a 1,6 millimetri): la percentuale di macchine fuori legge è risultata compresa tra il 3 e il 5%. Troppi ancora, però, i veicoli con pneumatici danneggiati visibilmente (3% medio) con picchi locali sino al 5%. Si tratta di tagli ed ernie che compaiono sul fianco dello pneumatico a seguito di un urto contro elementi esterni (marciapiede, buca a spigolo vivo).

Il vero guaio è la sottovalutazione del problema da parte di chi guida: i danneggiamenti della gomma possono preludere a un cedimento strutturale in marcia. A maggior ragione circolando a pieno carico in estate, con gomme sotto gonfiate che producono un surriscaldamento delle temperature interne. In tali casi è necessario recarsi prontamente dal gommista. Un intervento che si ritarda anche per via della crisi: si cerca di risparmiare sulla manutenzione della macchina, mettendo in pericolo la sicurezza degli altri e propria.

Altro brutto dato: in aumento la percentuale di vetture (dal 2 al 4%) che viaggia con pneumatici non omogenei. Il Codice della strada prescrive che su uno stesso asse debbano essere montati pneumatici identici sia per caratteristiche riportate sulla carta di circolazione (misura, indice di carico, codice di velocità), sia per marca e modello. Assurdo, inoltre, che siano ancora numerose le vetture con pneumatici invernali montati (dall’8.6% per i mezzi italiani al 13.6% per gli esteri).

Un’attenzione particolare è stata dedicata per la prima volta ai mezzi pesanti. Infatti, i controlli hanno interessato oltre 3.000 motrici di cui l’11% di nazionalità straniera. Il fenomeno degli pneumatici liscio è ridotto al di sotto dell’1% sia sul primo sia sul secondo assale, ma sul terzo la percentuale raggiunge il 2,5% sui mezzi italiani e addirittura il 4% su quelli esteri. Da ultimo sono stati controllate centinaia di pullman turistici in circolazione nella sola Regione Toscana: il campione, pur limitato, evidenzia una quantità di pneumatici lisci sul terzo assale pari addirittura al 4%.

Ci sentiamo di aggiungere che forse, alla base di tanta trascuratezza verso gli pneumatici, c’è anche lo scarso timore di una multa: la sanzione è bassa (solo 78 euro per chi viaggia con gomme lisce); per giunta non ci sono ammende accessoria per i punti della patente. E i controlli delle Forze dell’ordine sono scarsini...




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