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Mazda 6 Wagon comoda e versatile

Mazda 6 Wagon comoda e versatile

L’edizione 2012 dell’ammiraglia di casa Mazda, vettura apripista almeno della sua gamma tradizionale, possiede stile, comfort e grinta da vendere.

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Né di qua, né di là. Né una station da classificarsi frettolosamente tra le proposte più “popolari” del listino, né ancora un modello in grado di fissare dritto negli occhi l’elite del segmento D. Quello, per intenderci, frequentato dalle inossidabili tedesche. Guai, tuttavia, a giudicare la 6 Wagon un‘auto “né carne, né pesce”: l’edizione 2012 dell’ammiraglia di casa Mazda, vettura apripista almeno della sua gamma tradizionale, possiede stile, comfort e grinta da vendere. Specie se sotto il cofano alloggia il 2,2 litri turbodiesel con tecnologia Skyactiv, esempio di equilibrio tra prestazioni ed economia di esercizio.

Per essere misurato, il vantaggio competitivo rispetto alla fascia premium non ha bisogno della calcolatrice: Mazda 6, un listino che parte da 27.900 euro (senza distinzione di carrozzeria), si inserisce di diritto tra le occasioni di spesa intelligente. Se solo il marchio riscuotesse maggior credito presso il pubblico…

In un mercato dove il primo fattore d’acquisto è spesso il “brand”, la station wagon del Sol Levante sconta purtroppo una scarsa presa emotiva. È proprio per questo, che il test drive assume un ruolo decisivo: dopo essere scesi, il gap con le avversarie “da copertina” si assottiglia come per magia.

Kodo – Essenza di Mazda
Basta un’occhiata distratta, affinché nel proprio “database” la 6 Wagon, auto che l’immaginario collettivo sacrifica immeritatamente, esca dal cesto dell’anonimato per farsi largo tra le candidate di prima qualità. Il balzo in avanti compiuto di recente dal Centro stile, per essere apprezzato, non richiede l’occhio clinico: le superfici scorrono armoniose, intersecandosi con grazia e rispettando canoni formali che di giapponese sembrano conservare ben poco, sposando invece i più moderni gusti occidentali. Non a caso il team di progettazione considera Mazda 6 l’espressione più pura mai realizzata del tema di design “Kodo – Essenza del Movimento”, soggetto liberamente ispirato al moto degli animali in libertà e volto a simboleggiare vitalità e agilità.

Dal “badge” centrale Mazda nascono due serie di listelli cromati che ricordano vere e proprie ali, e imprimono forza, profondità, un fiero senso di autoaffermazione. Dal canto loro, i passaruota pronunciati e il profilo dell’abitacolo che progressivamente si assottiglia verso la parte posteriore trasmettono grande potenza. L’arretramento di 10 cm dei montanti anteriori, calcolati prendendo come pietra di paragone la precedente generazione, insieme alla sagoma filante della carrozze­ria rafforzano infine l’immagine sorprendentemente dinamica di questa sensuale station wagon.

Da un foglio bianco
Come chiede il cliente moderno, i gruppi ottici incorporano Led e una nuova luce ad alone circolare, elemento che da solo crea continuità tra il frontale, le linee delle fiancate e le distintive luci di coda. Se insomma si è ancora portati a pensare che tra Mazda e Ford esista una stretta parentela, la 6 smonta ogni tesi ed emerge come modello squisitamente individuale. Uscito da uno schizzo a matita e non dal progetto di una Mondeo, senza per questo voler affatto screditare la familiare dell’Ovale Blu. Parente di primo grado della berlina dalla quale deriva, la Wagon condivide con la filante 4 porte ogni dettaglio che non passi il confine del montante B: oltre quella soglia, lei prende un’altra strada. Disegnando col tettuccio un profilo meno arcuato, più teso, sotto il quale ospitare bagagli più voluminosi e passeggeri più… soddisfatti. Curioso prendere atto, semmai, come tra Wagon e berlina il differenziale in lunghezza di 6,5 cm volga a favore della seconda: nessun sacrificio in termini di spazio interno, visto che parliamo pur sempre di misure che si avvicinano ai 5 metri (4870 mm contro 4805 mm).

6 comodo?
L’idea di potenza, agilità e resistenza che si assapora osservando la 6 Wagon dall’esterno non è illusoria e lo vedremo. Il linguaggio formale Kodo, innanzitutto, in perfetta continuità con la scocca penetra pure nel vasto abitacolo: in un contesto dove a farla da padrone è il concetto di ergonomia, la funzionalità si miscela con l’estetica. Il risultato è un senso di benessere solitamente associato a modelli assai più blasonati. D’altronde, anche a un’analisi più critica, ogni componente è esattamente là dove dovrebbe essere: gli stessi montanti anteriori, visibilmente arretrati, contribuiscono a rendere più serena la guida, ampliando lo spettro di visuale del guidatore. I passeggeri godono a loro volta dell’atmosfera rilassante, coccolati dalle fedeli vibrazioni emesse dall’impianto stereo Bose surround sound a 11 altoparlanti. L’ingresso chiede solo movimenti naturali, mentre una volta seduti lo spazio non manca, né in prima, né in seconda fila. Solo un eventuale quinto passeggero, trovandosi a combattere con il “lato B” del tunnel centrale, avrebbe forse qualche motivo per mugugnare. Fatta eccezione per dettagli minimi, le condizioni per un viaggio in totale relax in realtà non mancano a nessuno.

Interior design
Il cruscotto è studiato in funzione di una guida sicura e intuitiva: la disposizione e l’aspetto sobrio – ma non banale - dei comandi sono stati realizzati allo scopo di renderne l’utilizzo il più pratico possibile. Maniglie porte e pomello del cambio vestono di un alluminio lucido, mentre le parti di maggior contatto, come il maneggevole volante telescopico, sono rivestite in materiale morbido. Le due principali direttrici interne attraversano il quadro strumenti e si estendono fino al rivestimento delle porte: anche da esse, un contributo al messaggio di stabilità e affidabilità. Design moderno anche per i sedili, avvolgenti quanto basta per garantire la sen­sazione di tenuta tipica di un’auto sporti­veggiante: notevole sostegno in curva, comfort e assorbimento sulle lunghe percorrenze. Alle regolazioni elettriche va sommata la funzione memory. Bagagliaio? 522 litri di capacità, 1.644 litri con i sedili posteriori abbattuti, ne fanno un vano tra i migliori della categoria.

Techno-Wagon
Sistemato in alto al centro della plancia, uno schermo touchscreen da 5,8 pollici proietta a piacimento un ampio ventaglio di informazioni: il programma di navigazione è sviluppato in sinergia con TomTom, e per la verità non brilla per cura dei dettagli e velocità di funzionamento. Un valore aggiunto è semmai il sistema di lettura posta elettronica, Sms ed Mms che la connessione Bluetooth trasmette dal proprio smartphone al software di bordo. Utile infine la funzione di retrocamera (con avviso acustico) che lo schermo tattile assume una volta inserita la retromarcia: in sua assenza, le massicce dimensioni esterne di Mazda 6 obbligherebbero a un eccessivo supplemento di attenzione ad ogni manovra di parcheggio. È sempre in nome della sicurezza, inoltre, che di notte i fari orientano il proprio fascio nella direzione della svolta, interrompendo la funzione abbagliante al sopraggiungere di un altro mezzo. Mazda 6 forte! Si compra Mazda, oggi, anche per le prestazioni. Intese non solo in senso sportivo, bensì come rapporto tra valori dinamici espressi e volume di energia richiesto. Il 2.2 Skyactiv-D, 4 cilindri turbodiesel di 2.191 cc che – a seconda dello step prescelto, “Standard” o “High Power” – sviluppa 150 CV o 175 CV, è ottimo saggio di come, sulla bilancia, potenza e consumo sostenibile sappiano restare in equilibrio. Ambedue le versioni possono essere abbinate alla trasmissione automatica a 6 rapporti (Skyactiv-Drive), strumento che permette di vivere i progressi della tecnologia Skyactiv col massimo del coinvolgimento sensoriale: montando esso una frizione di bloccaggio maggiorata, operante su una gamma estremamente ampia, permette cambi di marcia rapidi e diretti, quasi impercettibili. Quanto al motore, l’erogazione è quella tipica di un a gasolio, agevolata da una curva di coppia particolarmente favorevole ai bassi regimi (380 Nm a 1.800 giri/minuto il 150 CV, 420 Nm a 2.000 giri/min. il 175 CV). 9,8 e 8,4 secondi, rispettivamente, il tempo necessario a coprire lo 0-100 km/h: anche con l’acceleratore a fondo corsa, in ogni caso, il propulsore non risulta fastidioso, mantenendosi su livelli di rumore più che accettabili.

Il cerchio magico dell’energia
Consumi nell’ordine di 5-6 l/100 km nel ciclo combinato: a calmierare l’impiego di gasolio interviene anche il sistema di spegnimento automatico a vettura ferma “i-stop”. Ma il vero segreto si chiama i-Eloop, la tecnologia Mazda di re­cupero dell’energia in frena­ta. i-Eloop che sta per “Ricircolo Intelligente dell’Energia”, è il primo meccanismo del suo genere a sfruttare un condensatore per immagazzinare l’energia re­cuperata durante la frenata e usarla poi per alimentare gli impian­ti elettrici del veicolo, riducendo quindi il consumo di carburante. Se la durata media di una fase di decelerazione è di circa 10 secondi, e poiché l’u­so dei dispositivi di recupero dell’energia frenante stentava ad affermarsi soprat­tutto a causa dei problemi di carica e di immagazzinaggio di corrente delle batte­rie di avviamento piombo-acido di norma­le impiego sulle auto, i tecnici Mazda hanno così equipaggiato la 6 di un condensatore elettrico doppio strato (EDLC) che si ricarica completamente in pochi secondi. La carica completa del condensatore è sufficiente ad alimentare i sistemi elet­trici del veicolo per un minuto circa. i-Eloop è dunque il complemento naturale dell’ i-stop: anche quando il sistema di spegnimento in folle entra in azione, non c’è alcun biso­gno di ricorrere alla corrente generata della batte­ria principale. Giapponese d’acciaio Mazda 6 adatta il telaio da Suv già lanciato con CX-5 al suo profilo più lungo, più basso e più leggero. In particolare, le barre anteriori e le sospensioni multi-link posteriori sono state alleggerite e irrigidite. Si ricorre poi a una mag­giore quantità di acciaio ad altissima resistenza, e ad altre innovazioni a sos­tegno delle strutture della carrozzeria. Il collegamento tra guidatore e veicolo nelle fasi di svolta, accelerazione e frenata è diretto e sincero. Lo sterzo elettrico servoassistito modula poi la sensibilità al variare delle condizioni di guida, trasmettendo sicurezza e senso di controllo anche alle velocità sostenute. i-Activesense il nome, infine, che Mazda ha attribuito ai suoi “occhi elettronici”. Vasto l’assortimento di dispo­sitivi: doveroso citare almeno il Mazda Cruise Control Radar, che mantiene la distanza di si­curezza dai veicoli che precedono fino alla velocità di 200 km/h. Intervenen­do, se necessario, anche sui freni. Su Mazda 6 come in una botte di ferro. Anzi, di acciaio..




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